Come l’associazionismo tra imprese può tornare attuale

Il ruolo dell’associazionismo nell’ambito delle imprese sembra essere decaduto ed aver perso smalto negli ultimi anni, benché dopo la crisi economica le aziende abbiano capito quanto profondo sia il loro bisogno di aggregarsi e affrontare il mercato insieme, mettendo a sistema competenze, risorse e opportunità e cercando di raggiungere insieme obiettivi che ciascuna singolarmente non sarebbe in grado di realizzare.

In questi mesi mi è capitato spesso di imbattermi in associazioni in cerca di riscatto e di un modo, attraverso la comunicazione, di tornare a rendere attuali i propri valori associativi fondamentali e di ingaggiare associati o aspiranti tali.

Sono abbastanza convinta del fatto che ciascuno di noi si muova non in base agli stimoli a cui è sottoposto ma in base a quanto quel determinato stimolo sia in grado di cogliere una parte latente del suo pensiero, che sia legata ad una frustrazione, ad una paura, ad un bisogno materiale o emotivo, ecc. Penso che ciò  valga ancora di più per i manager delle imprese che, presi da mille impegni, non riescono a dare una priorità adeguata alla partecipazione associativa.

Perché la trasparenza è competitività

Il concetto di trasparenza è ormai molto affermato presso Organizzazioni con scopi pubblici e privati, non solo a causa degli obblighi normativi che la impongono,  ma anche grazie al fatto che, negli anni, l’affermarsi del concetto presso l’opinione pubblica ha fatto in modo che alla trasparenza venisse riconosciuto uno status di bisogno ineludibile e diritto irrinunciabile del cittadino e del consumatore.

La trasparenza ha un valore riconosciuto dal mercato che va al di là dell’essere riconosciuti Organizzazione compliant agli obblighi normativi. La trasparenza è un’opportunità di migliorare il rapporto con i portatori di interessi e i clienti basando la comunicazione su aspetti valoriali e giustificando i livelli di performance e, per questo, è un driver di maggiore competitività la cui importanza è riconosciuta trasversalmente rispetto ai settori di mercato.

Perché il prospect “ignorante” è una minaccia attuale

Problema: il cliente prospect ti ignora, ignora fatti fondamentali riguardanti il tuo servizio, ignora la paternità di un prodotto, ne ignora l’utilità, ha troppo da fare, ha troppo da non fare, insomma, non ha un momento di attenzione per crearsi un’opinione su quello che per te è il centro del mondo.

Ma, pensaci, noi tutti siamo ignoranti delle offerte di prodotti e servizi che ci circondano (salvo quelle che selezioniamo), e non solo perché non vogliamo conoscerle tutte, ma perché oggi è impossibile conoscerle tutte. Quindi le imprese fanno salti mortali per farsi vedere, ma l’attenzione è un bene rarissimo e le persone sono stressate solo all’idea di valutare delle opportunità di acquisto…Fino a quando prendere una decisione non diventa urgente. Ed è qui che i tuoi competitor si sono specializzati e riescono quotidianamente a mostrarti che riusciranno a vendere il loro prodotto/servizio sotto il tuo naso, mentre tu perdi tempo ad occuparti della qualità pensando che un domani si venderà da solo (il fatto è che il prodotto che si vende da solo non è ancora stato inventato).

Il cliente prospect ha diversi modi di approcciare la comunicazione prodotto che riceve dalle aziende:

Comunicare la diversità in azienda

La gestione della diversità è una sfida sempre attuale che negli ultimi anni sta assumendo sempre più importanza per ogni Organizzazione.
Indipendentemente dalle dimensioni dell’attività e dal settore,  l’imprenditore dovrebbe sempre farsi delle domande in merito alla propria capacità di creare valore partendo da apporti di natura differente e non si parla solo di gestione, bensí della capacità di far aderire il team ad un cambiamento culturale profondo.
Obiettivo primario, al quale una buona comunicazione contribuisce largamente, è quello di evitare che il valore resti imprigionato sotto il peso di linguaggi indecifrabili, preconcetti, differenze non ben codificate che creano distanza e incapacità di mettersi nei panni altrui.

Affronta ed esci dalla crisi di comunicazione

La crisi di comunicazione è un evento negativo e traumatico che colpisce l’impresa, impattando negativamente sul suo mondo a partire dagli stakeholders più o meno diretti.

Una crisi di comunicazione può seriamente pregiudicare la continuità di un’organizzazione e deteriorare in modo inevitabile gli asset materiali e immateriali (tra questi, la reputazione e la brand equity): non tutte le crisi di comunicazione, infatti, sono reversibili.

La crisi di comunicazione può essere più o meno prevedibile e fa parte della cultura aziendale di molti settori affrontare nel posizionamento strategico della comunicazione i fattori di vulnerabilità che potrebbero scatenarla, prevedendo, risorse, procedure, statements, position papers e messaggi ad hoc da utilizzare qualora un determinato caso si presenti.

Spesso si pensa che, se sono soprattutto le aziende grandi a ripararsi dalla crisi, è perché la dimensione della crisi sia commisurata alla dimensione del business e al numero di persone che questa tocca. In realtà crisi grandi possono toccare aziende piccole e anche appena nate, ed è per questo che tutte le aziende dovrebbero analizzare i propri ambiti di vulnerabilità e prepararsi sempre al peggio.

Perchè l’innovazione è l’unica arma per competere nei mercati di frontiera

L’innovazione tecnologica ha abbattuto chilometri di barriere connettendo tutto il mondo,  ma per le imprese resta estremamente difficile confrontarsi con mercati di frontiera, dove una rivoluzione culturale, una guerra, la semplice instabilità istituzionale, politica ed economica hanno spazzato via appartenenze, tradizioni, ideologie dominanti.

Premesso che frontiere culturali dove la comunicazione è un missione (quasi) impossibile ce ne sono ovunque – non è certo necessario prendere un aereo per trovarne- la fatica di comunicare un brand appare maggiore laddove i valori prevalenti e i bisogni sono difficili da leggere e laddove non ci sono certezze destinate a durare nel tempo e la gente si è adattata ad accettare e accogliere nella propria quotidianità grandi contraddizioni.

Un’impresa che guarda con interesse ad un percorso di internazionalizzazione che include aree di frontiera, quindi, oltre alla sfida costituita dal doversi posizionare su mercati con caratteristiche al proprio interno molto disomogenee e poco prevedibili, si prepara anche a comunicare abbandonando i propri preconcetti culturali, consapevole di come comprendere le dinamiche e le abitudini di consumo interne ad un mercato di frontiera sia una grande palestra per allenarsi a lavorare sulla propria competitività anche dal punto di vista della comunicazione.

9 ragioni per raccontare il tuo 2018 agli stakeholder e come farlo

Un anno  é passato, hai raggiunto tanti traguardi, hai definito dei nuovi obiettivi da raggiungere, hai conosciuto nuove persone e stai pianificando di lanciare nuovi progetti e iniziative. Fermati. Prima di ripartire è il momento di chiedersi:

  • se oltre ad aver condotto positivamente il tuo business hai prodotto valore per l’ambiente circostante
  • se i tuoi stakeholder hanno ben capito in che direzione stai andando e come potrebbero essere coinvolti nella tua missione o coinvolgerti in una loro missione
  • che ruolo sta avendo la tua attività in rapporto ai bisogni e agli interessi della comunità in cui opera, al netto di una maggiore o minore capacità di generare profitto per sé stessa.

Ebbene sì, l’impresa, come attore e parte di una comunità, si inserisce in una serie di relazioni e legami che le permettono di impattare sulla vita e sulle economie, seppur piccole, di molti soggetti intorno a essa:

  • comunità locali
  • singoli
  • categorie sociali specifiche
  • gruppi di interesse
  • dipendenti e loro famiglie
  • fornitori
  • mondo associativo e cooperativo
  • partner vecchi, nuovi o potenziali
  • altre componenti industriali

Per questo motivo oggi sempre di più le imprese, anche quelle che non hanno specifici obblighi normativi, si preoccupano di restituire il proprio mandato annuale non solo agli investitori e agli stakeholder coinvolti dalle relazioni industriali, ma a tutta la rete che le circonda, costruendo un racconto che non è strettamente legato ad una rendicontazione finanziaria ma che, al contrario, pone l’attenzione su quegli aspetti di restituzione non finanziaria che sono indicativi di come l’impresa stessa costituisca un patrimonio per il proprio contesto, contribuendo a generare valore e stimoli e a supportare lo sviluppo sociale, economico e territoriale dell’area in cui opera.

Trova i micro-influencers online e offline e gestiscili, in pratica

La scorsa settimana ti ho raccontato come nel mio lavoro quotidiano vedo crescere il ruolo dei micro-influencers e la compatibilità con gli obiettivi comunicativi di aziende di ogni dimensione, comprese startup e pmi.

Ti sarai chiesto però, una volta tenuto conto delle indicazioni generali su quelle che devono essere le caratteristiche desiderabili di un influencer che collabora con la tua impresa, come si fa nella pratica a distinguerli dalla massa, proporre una collaborazione, gestirli.  Ma la prima domanda che ti sarai fatto è: dove si va a cercarli?

Primo punto: quello che cerchi, non è detto si trovi già nella tua orbita (leggere: followers, relazioni personali e professionali online e offline, stakeholder). Certo è che una prima valutazione sui profili presenti nel tuo network attuale non puoi trascurarla.

Perché affidarsi ai micro-influencers e come sceglierli

Nuova frontiera del people storytelling, affidarsi ai micro-influencers per trasmettere fiducia e creare engagement intorno al proprio brand sta diventando un vero trend dell’influencers marketing online e offline. 

Se l’influencers marketing non è nulla di nuovo, le tendenze su come questo viene praticato dalle Organizzazioni in un dato contesto si evolvono coerentemente col modificarsi della sensibilità delle stesse rispetto a quelli che sono le leve più importanti della comunicazione strategica.

Il trend che porta al centro il ruolo dei micro-influencers non nasce per caso:

È prima di tutto la conseguenza più immediata della tendenza di tutti i brand a riportare i propri valori al centro della comunicazione con i propri stakeholder, affidando il mandato comunicativo ad un agente che rappresenti l’elemento trust e committment.

7 regole d’oro per comportarsi da vero insider invece che fuffa

Influencer, insider, evangelist, advocate.. sono tutti termini riferiti a chi, per diverse ragioni, ha qualche interesse a sensibilizzare gli altri intorno ad argomenti specifici, costruendo massa critica.

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo raccontato per quali scopi e come nella pratica, si può in poco tempo sviluppare know how, skill set e mind set ad hoc per diventare (ed essere considerati) dei veri punti di riferimento su un tema specifico all’interno di una o più communities.

Insieme a raccontarti il come, però, ci tenevamo ad illustrarti 7 passaggi base che possono aiutarti a contestualizzare questo percorso dando credibilità e sostanza a questo, che è un vero e proprio lavoro se si considera l’investimento di tempo, risorse ed energie che richiede.