Imposta la comunicazione della tua campagna di crowdfunding

Il crowdfunding equity-based permette a startup e PMI  di raccogliere capitale di rischio per finanziare l’espansione del proprio progetto. Questo avviene attraverso l’emissione di strumenti finanziari partecipativi al capitale sociale dell’impresa, la raccolta di capitali di rischio,  e può iniziare con un’offerta agli investitori che viene veicolata su piattaforme specializzate che proliferano nella rete con la promessa di realizzare l’incontro tra investitore e imprenditore, grazie all’attività di un team con competenze specifiche nel campo della finanza, della comunicazione strategica, del digital marketing e dell’information technology.

Ci sono tante piattaforme e tante idee che possono dare il boost ad una campagna di crowdfunding, ogni campagna ha una storia a sé che dipende da fenomeni non ripetibili. Una cosa che accomuna tutte le campagne è la centralità di una buona strategia di comunicazione agli investitori potenziali e ad un pubblico più ampio di stakeholder in ascolto.

La pianificazione agile della comunicazione: sai gestire gli imprevisti?

La strategia di comunicazione, al contrario di quanto comunemente percepito, è un piano di azione molto operativo. Bisogna aver chiaro da dove si parte per potersi permettere delle variazioni sensate al programma, che certamente arriveranno.

Innanzitutto, va capito che si tratta di un’opportunità di comunicazione. Ma.. ne vale la pena?

Per capirlo possiamo porci alcune domande:

  • È coerente con i nostri valori? Se sì, allora proseguo. Altrimenti mi fermo.
  • Ho abbastanza risorse per attivarla? Come risorse intendiamo sia economiche che di personale. Se non avete personale che possa seguire questo fuoriprogramma, forse è il caso di non proseguire.
  • Posso inserirla all’interno di una campagna già programmata? Se sì, la pianifico altrimenti posso creare una campagna da zero anche se richiederà più effort.

Vediamo quali tipologie di fuoriprogramma esistono.

  1. Una collaborazione inaspettata. Dalle stakeholder relations è nata una sintonia con un altro brand? Avete trovato un punto d’incontro tra i vostri valori e obiettivi del business model? Ecco che c’è la base per creare una campagna congiunta.

2. Il raggiungimento obiettivi in anticipo. Oltre a renderci orgogliosi, è una dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto e il risultato va sicuramente condiviso con gli stakeholder – anche se potrebbe interrompere la programmazione. 

3. Il pre-crisi o recovery. In questo caso va cambiato il paradigma.

Pensiamo ad esempio al periodo della pandemia, nel quale sono cambiati i bisogni di molti settori e si è messo in evidenza il bene comune. Chi ha saputo sfruttare l’occasione di farsi sentire vicino ai propri stakeholder avrà sicuramente raccolto un vantaggio rispetto ai competitor che sono rimasti fermi. Pensiamo a tutte le aziende che hanno riconvertito la produzione per realizzare mascherine o tutte le donazioni di apparecchi ad uso medico, non vi sono rimaste impresse? Ecco un esempio di buona gestione del fuoriprogramma. 

Che sia una collaborazione, una crisi o il raggiungimento di obiettivi sai affrontare il fuori programma se sai qual è il programma, ecco perchè è importante pianificare. 

La pianificazione ti aiuterà a gestire con serenità il fuoriprogramma, tutte quelle attività impreviste che ti ritroverai ad affrontare.

Il futuro dei media sarà sintetico?

Hai mai sentito parlare di media sintetici?

Si tratta di qualsiasi video, immagine, oggetto virtuale, suono o parola prodotto grazie agli algoritmi dell’intelligenza artificiale che manipolano o producono dati e file multimediali.

Esempi di sistemi intelligenti? DALL-E 2 e ChatGPT-3.

Durante il 2022 sono diventati molto comuni, grazie alla facilità con cui posso supportare i creatori di contenuti, i marketer, ed i blogger aziendali (ma non solo) nel proprio lavoro.

Il valore aggiunto?

Tutti parlano di dati, ma il Data Collecting?

I dati sono una risorsa fondamentale nella contemporaneità. Vengono utilizzati soprattutto per prendere decisioni nei campi del business, delle organizzazioni e dei governi, e aiutano ad analizzare meglio il mondo che ci circonda. 

Tutti parlano di dati e di come essi siano fondamentali per costruire le strategie di brand. Altrettanto importante però è il data collecting, perché il processo di  raccolta dei dati è la base su cui si costruisce tutta la ricerca. Deve quindi necessariamente essere adeguato

Innanzitutto è bene distinguere tra indagine qualitativa ed indagine quantitativa. Spesso è opinione comune che i dati quantitativi siano più importanti di quelli qualitativi, ma non sempre questa è una verità. 

Tutto dipende da quali obiettivi di ricerca si vogliono raggiungere. Se per noi è importante conoscere il percepito del brand, quindi i bisogni, i desideri e le attese dei consumatori, allora un’indagine qualitativa assume una rilevanza maggiore.

L’individuazione del target a cui sottoporre la ricerca è fondamentale. 

Un target sbagliato ci porterà dati sbagliati e distorti, che non ci aiuteranno nella nostra indagine. 

Una volta definita la Brand Equity attraverso le interviste qualitative è importante conoscere anche i dati quantitativi, tangibili e intangibili. 

Ma cosa significa?

Una buona ricerca non si può solo basare su caratteristiche visibili, ma deve anche indagare ad esempio quanto un consumatore (o un prospect) si senta o meno vicino al brand, quanto quest’ultimo sia moderno, se viene percepito come premium.

Riuscire a diversificare bene le domande e gli argomenti delle interviste ci aiuta, insieme ad identificare il giusto target, ad evitare, o meglio a limitare, le distorsioni. Queste ultime avrebbero come effetto la costruzione di una strategia fallace e quindi il non raggiungimento degli obiettivi di brand. 

Il passato e l’heritage del brand rappresentano una risorsa da non sottovalutare in fase di assessment. Il passato è il punto di partenza su cui costruire il futuro, sia che esso sia in continuità che in discontinuità. L’heritage è il legame con il mercato, e per questo condiziona inevitabilmente il percepito del valore del brand. 

Durante la fase di data collecting è bene esplorare tutte le fonti, sia online che offline. Oggigiorno, ad esempio, se vogliamo valutare la percezione che le persone hanno di un brand, non possiamo dimenticare di raccogliere il sentiment presente nei commenti sui social media. 

Infine è bene ricordare che i dati vanno contestualizzati. Essi infatti inseriti in un contesto assumono un preciso significato e si trasformano in informazioni. Le informazioni a loro volta, connesse una all’altra, ci danno conoscenze. I frame sono invece tutte le possibili interpretazioni delle conoscenze. 

Interpretazioni su cui poi andrà costruita la strategia di brand. 

Se vuoi saperne di più sui dati e sul data collecting per la strategia di brand Da Zero Al Brand di Daniela Bavuso e Natale Cardone è il libro per te. 

GPT-3: l’AI al servizio della tua strategia di marketing

Come è possibile utilizzare gli strumenti AI come GPT-3 nella strategia di marketing?

GPT-3, Generative, Pretrained Transformer 3, è un modello di elaborazione del linguaggio sviluppato da OpenAI. L’obiettivo dell’organizzazione di ricerca senza scopo di lucro è lo sviluppo dell’intelligenza artificiale human-friendly.

DALL-E 2, l’intelligenza artificiale che potrebbe rivoluzionare il design e marketing

Se il futuro delle immagini fosse nell’intelligenza artificiale?

Oggi vogliamo parlarvi di DALL-E 2, il programma di AI sviluppato da OpenAI, che può generare immagini originali a partire da descrizioni di testo. È un programma che ha il potenziale per rivoluzionare il modo in cui pensiamo al linguaggio ed alla grafica.

Come funziona? Il sistema viene addestrato su un enorme quantità di dati di immagini e testo grazie a cui impara la relazione tra linguaggio e concetti visivi e può generare immagini sia creative che diverse.

S.O.S. Come comunico l’aumento dei prezzi di vendita?

La situazione generale è molto complessa e l’aumento dei prezzi diventerà uno dei temi più caldi dei prossimi mesi per le imprese. Ne abbiamo già sentito parlare, vedendo bollette di ristoranti e imprese quadruplicate nel giro di un singolo anno, ma sicuramente diventerà ancora più ricorrente e comune.

Le organizzazioni devono quindi prepararsi alla comunicazione di crisi che, in questo caso, è legata ad un recovery molto specifico (controllo di filiera) ma anche tra i più comuni…. quindi DON’T PANIC!

Posizionamento Valoriale: nostalgia e valori Retro

Lo strato più profondo del posizionamento è quello valoriale. I valori, infatti, sono la base da cui nascono tutte le opportunità strategiche, commerciali, organizzative e di comunicazione.

Nell’articolo precedente “Nostalgia, retro e vintage: marketers, ecco le differenze!” abbiamo parlato di come la nostalgia ed i valori retro possano essere una leva di marketing molto valida per i brand.

Nostalgia, retro e vintage: marketers, ecco le differenze!

Nostalgia, retro e vintage sono concetti che a volte vengono confusi ma che in realtà presentano differenze importanti, da non dimenticare in sede di posizionamento del brand o di lancio di una campagna.

La nostalgia è un’emozione istintiva e momentanea che comporta una serie di reazioni fisiche e cognitive e i nostri comportamenti d’impulso.