I momenti principali di un crowdfunding e come comunicare ogni step

Nell’articolo precedente ti ho raccontato come affrontare strategicamente la comunicazione di una campagna di crowdfunding; oggi invece voglio spiegarti quali sono i principali momenti che compongono la campagna, quali sono gli strumenti di comunicazione che funzionano meglio e quali le regole d’oro da tenere sempre in mente per coltivare la visibilità offerta dalla campagna.

Il primo step della campagna è quello che definirei di “soft commitment“: è il momento nel quale si raccolgono le prime manifestazioni d’interesse e di impegno economico e generalmente avviene all’interno di un gruppo stretto di conoscenze, il cosiddetto family and friends. L’azienda cerca di capire il mood del mercato e chi sono le figure a cui può interessare il progetto, i potenziali investors. Questa fase, che dura circa 15-20 giorni, è di fondamentale importanza e non va sottovalutata in quanto se fatta bene, aiuta ad iniziare la campagna con il piede giusto.

Imposta la comunicazione della tua campagna di crowdfunding

Il crowdfunding equity-based permette a startup e PMI  di raccogliere capitale di rischio per finanziare l’espansione del proprio progetto. Questo avviene attraverso l’emissione di strumenti finanziari partecipativi al capitale sociale dell’impresa, la raccolta di capitali di rischio,  e può iniziare con un’offerta agli investitori che viene veicolata su piattaforme specializzate che proliferano nella rete con la promessa di realizzare l’incontro tra investitore e imprenditore, grazie all’attività di un team con competenze specifiche nel campo della finanza, della comunicazione strategica, del digital marketing e dell’information technology.

Ci sono tante piattaforme e tante idee che possono dare il boost ad una campagna di crowdfunding, ogni campagna ha una storia a sé che dipende da fenomeni non ripetibili. Una cosa che accomuna tutte le campagne è la centralità di una buona strategia di comunicazione agli investitori potenziali e ad un pubblico più ampio di stakeholder in ascolto.

Comunicare il fallimento è strategico?

E’ ufficiale: comunicare insuccessi e fallimenti sta diventando un trend. Da un po’ di mesi soprattutto su LinkedIn, il social che ospita molti contenuti sulla cosiddetta “company life” appaiono storie e racconti dove l’insuccesso è considerato come elemento e driver di crescita e di acquisizione di una maggiore consapevolezza, in particolare in merito alla presunta maggiore capacità di chi ha provato il fallimento nel portare avanti un’altra avventura più consapevolmente.

Non mi soffermerò sulla consistenza di questa affermazione – la mia personale opinione è che ogni progetto sia unico e che le variabili che determinano il successo non siano sempre legate a fattori replicabili, cosí come, i fattori che inducono ad un insuccesso, se non individuati e ben interpretati, possano non insegnarti un bel niente.

Piuttosto mi sono chiesta, ogni volta che mi sono imbattuta in un contenuto simile, se raccontare un insuccesso possa costituire dal punto di vista della comunicazione un’ opportunità.

7 regole d’oro per comportarsi da vero insider invece che fuffa

Influencer, insider, evangelist, advocate.. sono tutti termini riferiti a chi, per diverse ragioni, ha qualche interesse a sensibilizzare gli altri intorno ad argomenti specifici, costruendo massa critica.

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo raccontato per quali scopi e come nella pratica, si può in poco tempo sviluppare know how, skill set e mind set ad hoc per diventare (ed essere considerati) dei veri punti di riferimento su un tema specifico all’interno di una o più communities.

Insieme a raccontarti il come, però, ci tenevamo ad illustrarti 7 passaggi base che possono aiutarti a contestualizzare questo percorso dando credibilità e sostanza a questo, che è un vero e proprio lavoro se si considera l’investimento di tempo, risorse ed energie che richiede.

Come si diventa insider di un tema stabilendo la propria paternità

Quotidianamente le imprese hanno bisogno di creare un rapporto di maggior prossimità con alcuni prospect commerciali definiti o con stakeholder che non sarebbero per loro target diretti o che mostrano interesse per delle issues particolari.

Spesso il primo ostacolo da superare non è legato alla capacità di creare il contatto, ma bensì si fonda nell’incapacità di essere considerati uno stakeholder interessante, una fonte di informazioni autorevole e un gatekeeper di relazioni sufficientemente desiderabili da poter essere infine considerati per un incontro anche conoscitivo (oggi sempre più difficile da ottenere, in un mondo dove le aziende che lavorano bene e in modo strutturato non si guardano certo intorno secondo criteri casuali).

Come quando parli con qualcuno e ti mancano le parole per colpirlo nel profondo e destare il suo interesse, è fondamentale conoscere gli interessi del nostro interlocutore per ingaggiarlo e soprattutto è fondamentale trasmettergli di essere interessati ad approfondire tematiche comuni, dimostrando di partire da un buon livello di conoscenza e know how a cui anche il nostro interlocutore può attingere.

Per questo motivo sempre più professionisti e manager all’interno delle Organizzazioni  si immergono in piani di azioni finalizzati contemporaneamente a:

Comunicazione sanitaria e per la salute al tempo dei social

La comunicazione sanitaria e per la salute ad opera delle Organizzazioni del settore Healthcare sta assumendo proporzioni molto importanti da quando anche i player più istituzionali e tradizionali guardano con interesse al potenziale di diffusione del web e dei social network, canali in grado di scavalcare la frontiera del rapporto diretto con l’utente/paziente.

Nel mondo dell’informazione scientifica si è sempre usata una particolare cautela nell’uso dei mezzi di comunicazione di massa, cautela che, ad esempio, molte case farmaceutiche hanno osservato negli anni, assumendo una posizione di distacco apprezzata dalla classe medica, distante dall’idea che l’informazione via social network potesse rappresentare una via di qualità in risposta dei dubbi dei pazienti. Ad oggi, però, con le dovute attenzioni, questa tendenza si sta invertendo verso un approccio più aperto.