Può un esterno vedere con più senso critico i problemi della nostra impresa?

Vi è mai capitato di avere l’impressione che esterni al vostro team vedessero a colpo d’occhio dettagli o problemi del vostro modello di business/della vostra azienda, che non eravate stati in grado di cogliere oppure vi è mai capitato di trovare molto efficace la risposta ad un vostro problema di azienda offerta da qualcuno che ha avuto pochissimo tempo per conoscerne tutte le dinamiche?

E’ una percezione molto comune quella che hanno tutti i manager di avere la necessità di confrontarsi con il mondo esterno per rimanere più a contatto con il proprio mondo interno: come se fosse proprio il contatto con il contesto ad esacerbare al massimo le qualità e i disvalori di un progetto, ma anche la lente di ingrandimento capace di restituire in modo fedele l’immagine di un’organizzazione interna fatta di processi sempre perfettibili e persone altrimenti indecifrabili.

Armi di distrazione di massa nelle mani delle imprese

Ultimamente si sente molto spesso parlare di armi di distrazione di massa in merito alla pratica sempre più frequente da parte dei decision makers pubblici di far convergere su argomenti “out of topics” l’attenzione dell’opinione pubblica, allo scopo di evitare di affrontare temi ben piú interessanti e spinosi che, se posti al centro del dibattito pubblico, potrebbero mettere in crisi la loro credibilità.

Forse non ci pensiamo spesso, ma questo meccanismo può essere utilizzato anche dall’impresa che vuole eludere l’attenzione dei suoi pubblici di interesse rispetto a questioni fondamentali ma potenzialmente scomode  che, se date in pasto agli stakeholders interni o esterni, potrebbero originare una crisi di comunicazione e credibilità.

Se i vecchi libri di testo parlano di “comunicazione manipolatoria” creata dall’impresa  riferendosi soprattutto alla pubblicità e alla comunicazione prodotto, quello che accade quando l’impresa manipola la comunicazione nella relazione con gli stakeholders e con i media ha a spesso a che fare con dinamiche (spesso interne) ben più cavillose del doversi semplicemente differenziare dal mercato e trae le sue motivazioni da due principali bisogni strategici: quello di conservare il patrimonio relazionale e quello di garantire solidità alla reputazione e, quindi, alla brand equity.

Comunicare la diversità in azienda

La gestione della diversità è una sfida sempre attuale che negli ultimi anni sta assumendo sempre più importanza per ogni Organizzazione.
Indipendentemente dalle dimensioni dell’attività e dal settore,  l’imprenditore dovrebbe sempre farsi delle domande in merito alla propria capacità di creare valore partendo da apporti di natura differente e non si parla solo di gestione, bensí della capacità di far aderire il team ad un cambiamento culturale profondo.
Obiettivo primario, al quale una buona comunicazione contribuisce largamente, è quello di evitare che il valore resti imprigionato sotto il peso di linguaggi indecifrabili, preconcetti, differenze non ben codificate che creano distanza e incapacità di mettersi nei panni altrui.

Affronta ed esci dalla crisi di comunicazione

La crisi di comunicazione è un evento negativo e traumatico che colpisce l’impresa, impattando negativamente sul suo mondo a partire dagli stakeholders più o meno diretti.

Una crisi di comunicazione può seriamente pregiudicare la continuità di un’organizzazione e deteriorare in modo inevitabile gli asset materiali e immateriali (tra questi, la reputazione e la brand equity): non tutte le crisi di comunicazione, infatti, sono reversibili.

La crisi di comunicazione può essere più o meno prevedibile e fa parte della cultura aziendale di molti settori affrontare nel posizionamento strategico della comunicazione i fattori di vulnerabilità che potrebbero scatenarla, prevedendo, risorse, procedure, statements, position papers e messaggi ad hoc da utilizzare qualora un determinato caso si presenti.

Spesso si pensa che, se sono soprattutto le aziende grandi a ripararsi dalla crisi, è perché la dimensione della crisi sia commisurata alla dimensione del business e al numero di persone che questa tocca. In realtà crisi grandi possono toccare aziende piccole e anche appena nate, ed è per questo che tutte le aziende dovrebbero analizzare i propri ambiti di vulnerabilità e prepararsi sempre al peggio.