Il Diario di Bordo come strategia di engagement

Chi di noi non ha mai sentito dire “ciò che conta nel viaggio è il percorso e non l’arrivo“. La destinazione ed il traguardo di un’esperienza sono importanti ma alla fine ciò che rimane è la fatica e l’impegno per arrivarci. Ed è proprio da questo messaggio che oggi vi vogliamo guidare in un modo diverso di fare Digital Storytelling.

Esiste un modo di fare storytelling partecipato che ha al centro il racconto di un esperienza, di un esperimento, di una realtà culturale da parte delle persone che la provano sulla loro pelle. Si tratta del “Digital Storytelling” nella sua declinazione “Diario di Bordo”, spesso utilizzato in contesti di apprendimento e formazione.

Il Diario di Bordo è molto efficace perchè si presta perfettamente a raccontare storie con una struttura cronologica ed evolutiva.

L’evoluzione di un progetto è in grado di coinvolgere il target e renderlo partecipativo. In questi casi lo storytelling si evolve proprio con l’evolvere della storia e deve quindi essere aggiornato proprio come un Diario di Bordo.

Un modello che potrebbe essere innovativo e molto engaging per un sito web aziendale, con le testimonianze dell’evoluzione ed il coinvolgimento di molti attori.

Insieme a questo uno storytelling sotto forma di diario di bordo può essere spalmato su una customer journey fatta di tanti touch point fisici e virtuali che vivono ed evolvono nella strategia di comunicazione dell’impresa e insieme raccontano la sua dimensione evolutiva.

Ma quindi quando è strategico usarlo per un progetto, anche aziendale?

As esempio:

  • per raccontare un cambiamento sociale verso un valore che si sta affermando, e un progetto che descrive il percorso
  • per mostrare le tappe della roadmap di un esperimento che dura mesi o anni che porta la tua organizzazione verso un cambiamento che deve essere condiviso con il pubblico e con gli stakeholder
  • per spiegare come è venuta alla luce un’innovazione, una rivoluzione e il suo sviluppo
  • quando si vogliono mostrare i volti e le risorse su una catena del valore e tutti i passaggi prima di arrivare al mercato: ti può servire a rinforzare il tuo posizionamento, avere maggiore credibilità presso gli stakeholder e gli investitori

Spesso siamo attirati dal raccontare i nostri obiettivi raggiunti, i traguardi ed i successi perché alla fine è più semplice raccontare notizie positive che ci rendono grandi ed importanti. Ma ciò che ci rende autentici è l’umanità, che si scontra non solo con i successi ma anche con le difficoltà della vita quotidiana, le decisioni da prendere, gli errori e, perché no, anche le sconfitte.

Altre info e approfondimenti sullo storytelling si trovano anche nel libro dazeroalbrand.it

Pinkwashing cosa?

Credi di non sapere cosa sia il pinkwashing, ma è troppo comune perché tu non l’abbia mai incontrato. Vediamo: la tua azienda sta organizzando un’iniziativa di welfare aziendale rivolta ai dipendenti che farà parte di una campagna di comunicazione istituzionale di grande visibilità. Con questa iniziativa la tua azienda si farà traino nel suo settore di un nuovo modo di concepire i diritti genitoriali, il concetto di emancipazione femminile in rapporto al work life balance e racconterà come il suo personale, indipendentemente dal genere, goda di particolari agevolazioni volte a permettere un empowerment in ambito lavorativo e allo stesso tempo maggiore serenità nella gestione dell’impegno lavoro-famiglia.

Bello bello.. sulla carta… Poi per realizzare questa iniziativa che richiede grande effort, però, la scorsa settimana sono stati negati allo staff intero i permessi familiari e il team ha lavorato ben oltre le 40 ore settimanali senza vedersi riconosciuti gli straordinari. Hai dovuto fare un lavoro che non è nelle tue mansioni per tamponare l’assenza del capo e facendolo hai scoperto che l’operazione non ha un’origine genuina, ma è stata messa sul tavolo del management a seguito di una crisi di comunicazione originata da una vertenza sindacale attivata da una giovane neo mamma che non ha visto rinnovarsi il suo contratto a progetto,…Però la prossima settimana potrai “sentirti ascoltata” perché il management ha organizzato un incontro con una motivatrice agguerrita che verrà a raccontarti che il primo step per emanciparsi nel lavoro e nella vita è “credere in se stesse”.

Provato per voi: fare un podcast home-made in 5 mosse

Abbiamo parlato nello scorso articolo del podcast, di come é nato e del come sta modificando le abitudini di consumo di contenuti di utenti professionali e non.

Ma io lo so, ti stai già chiedendo se é qualcosa che puoi fare anche a casa per conto tuo o se richiede investimenti particolari o una dotazione alla portata di tutti. 

Ebbene ti dico che, per raggiungere un risultato apprezzabile non é necessario che tu sia un professionista, bensí basta conoscere alcuni elementi fondamentali, dotarsi di un microfono di media qualità e di un filtro antipop e smanettare un po’ con programmi che puoi trovare online per iniziare la tua avventura. Io ci ho provato a casa e, tranne quando i miei vicini guardano la tv o ascoltano la radio rumorosamente, posso assicurarti che sono riuscita a produrre materiale di qualità professionale pur non lavorando con l’ansia da prestazione o in cerca di un risultato perfetto: quel che importa è che tu abbia contenuti catchy e una vera storia da raccontare o un bel format per ingaggiare i tuoi ascoltatori.

Ti è venuta voglia di provare? Allora ti spiego come!

Destination marketing tra comunicazione e competitività

Che i luoghi -città o interi Paesi- stiano sempre di più comunicandosi come dei brand, é noto. Con l’arrivo delle vacanze, poi, contenuti legati a strategie di marketing territoriale  o destination marketing diventano una costante nei feed dei nostri profili social: tour operatoronline travel agenciesinfluencers sfruttano in particolare la forza delle immagini e dei video per prospettarci esperienze desiderabili in luoghi a cui mai avremmo pensato.

La comunicazione nel mondo del turismo è profondamente cambiata negli ultimi anni: investire in tempo libero di qualità, riscoprire il territorio, fare esperienze uniche accostate a scelte di consumo etico sono diventati parte di uno stile di vita desiderabile e di nicchia. Il gusto della scoperta di destinazioni estranee ad un flusso di turismo di massa è il nuovo passatempo delle classi medio alte (che amano condividere sui social queste esperienze) e il recupero di luoghi storici e tradizioni popolari è l’oggetto di progetti che portano attori pubblici e privati a collaborare sul e con il territorio per rendere i luoghi destinazioni, con lo scopo di generare (o restituire) attrattività ad aree specifiche.

Si può fare buona comunicazione senza i social network?

Si può fare comunicazione efficace senza i social network?

Ti sarai detto: aziende come Coca Cola, Unilever, ecc. sono diventate quello che sono oggi comunicando benissimo per anni anche senza l’utilizzo dei social network. Perché, allora, adesso sembra quasi di essere tagliati fuori dal mondo se non si ha un social media manager nel team? Perché oggi nessuno ti trova se non hai dimestichezza con il digital marketing?

E perché, però, molte aziende, dopo anni di vita e storytelling social based stanno annunciando il proprio retrofront in modo ufficiale?

Semplice: perché la comunicazione funziona quando è integrata e sfrutta tutti i mezzi e canali di comunicazione esistenti in quel periodo storico basandosi su quelli più amati e utilizzati dai target principali.

Chi si è fatto strada tanti anni fa senza, evidentemente aveva a disposizione meno mezzi di comunicazione, che comunque usava in maniera integrata, in un mondo dove però quei canali erano gli unici esistenti e l’attenzione dei target, soprattutto quelli di massa, era distribuita su quei canali.