Perché affidarsi ai micro-influencers e come sceglierli

Nuova frontiera del people storytelling, affidarsi ai micro-influencers per trasmettere fiducia e creare engagement intorno al proprio brand sta diventando un vero trend dell’influencers marketing online e offline. 

Se l’influencers marketing non è nulla di nuovo, le tendenze su come questo viene praticato dalle Organizzazioni in un dato contesto si evolvono coerentemente col modificarsi della sensibilità delle stesse rispetto a quelli che sono le leve più importanti della comunicazione strategica.

Il trend che porta al centro il ruolo dei micro-influencers non nasce per caso:

È prima di tutto la conseguenza più immediata della tendenza di tutti i brand a riportare i propri valori al centro della comunicazione con i propri stakeholder, affidando il mandato comunicativo ad un agente che rappresenti l’elemento trust e committment.

Pratica: ottenere e usare informazioni sulla tua concorrenza

La scorsa settimana abbiamo parlato di competitive intelligence, ovvero del processo attraverso cui si raccolgono dati, che vengono tradotti in informazioni chiave, che vanno ad incidere sui processi decisionali che riguardano il posizionamento di mercato e di comunicazione di un’azienda.

Oggi voglio dirti che la competitive intelligence non è appannaggio solo di cervelloni impegnati nel condurre al successo colossi del commercio mondiale, ma è qualcosa che riguarda il tuo business (anche se piccolo), che sia una PMI, un piccolo studio professionale o una start up, l’importante che tu sappia distinguere dati e informazioni rilevanti, che tu capisca come reperirli e, infine, che tu e il tuo team vi applichiate nel tenerne conto nei vostri processi di pianificazione strategica usandoli in modo coerente e dando il giusto peso a tutto (sia che lo scopo sia trovare il posizionamento di mercato che davanti alla messa a terra di una strategia di comunicazione).

Perché per posizionarti devi partire dalla competitive intelligence

Un’impresa che si confronta con il mercato di oggi deve vedersela con un contesto tutt’altro che semplice da leggere e interpretare: la tendenza all’intersettorialità delle missioni aziendali, il contesto tecnologico e informativo in continua evoluzione, la varietà di posizionamenti possibili all’interno dell’arena competitiva, la delocalizzazione, rendono ardue le operazioni di messa a punto e adeguamento costante di una strategia di mercato (e poi di comunicazione) e  i necessari confronti frequenti e sistematici tra l’Organizzazione e il contesto esterno.

Oggi un imprenditore ha tanti dati e informazioni che possono aiutarlo a leggere il mercato e interpretarne le evoluzioni, ma ha sempre poche informazioni di quelle inedite e portatrici di valore aggiunto a livello strategico, ovvero di quelle che possono, se ben interpretate, dare l’impulso a strategie di sviluppo capaci di cambiare davvero le sorti dell’azienda.

Non solo a livello di espansione della rete commerciale, ma soprattutto a livello di strategia di comunicazione e marketing, ogni azienda avrebbe un sicuro vantaggio dal sapere cose come ad esempio il dove, come, a quanto e da chi il proprio cliente acquista oppure, riguardanti il come, dove a quanto e a chi il proprio competitor vende: la competitive intelligence è proprio quell’attività che mira a raccogliere informazioni sul comportamento dei concorrenti e dei clienti nel mercato, fondata sull’utilizzo di fonti di dati esterne e che aiuta l’azienda in posizione challenging a valorizzare le proprie risorse e la propria immagine.

Come si diventa insider di un tema stabilendo la propria paternità

Quotidianamente le imprese hanno bisogno di creare un rapporto di maggior prossimità con alcuni prospect commerciali definiti o con stakeholder che non sarebbero per loro target diretti o che mostrano interesse per delle issues particolari.

Spesso il primo ostacolo da superare non è legato alla capacità di creare il contatto, ma bensì si fonda nell’incapacità di essere considerati uno stakeholder interessante, una fonte di informazioni autorevole e un gatekeeper di relazioni sufficientemente desiderabili da poter essere infine considerati per un incontro anche conoscitivo (oggi sempre più difficile da ottenere, in un mondo dove le aziende che lavorano bene e in modo strutturato non si guardano certo intorno secondo criteri casuali).

Come quando parli con qualcuno e ti mancano le parole per colpirlo nel profondo e destare il suo interesse, è fondamentale conoscere gli interessi del nostro interlocutore per ingaggiarlo e soprattutto è fondamentale trasmettergli di essere interessati ad approfondire tematiche comuni, dimostrando di partire da un buon livello di conoscenza e know how a cui anche il nostro interlocutore può attingere.

Per questo motivo sempre più professionisti e manager all’interno delle Organizzazioni  si immergono in piani di azioni finalizzati contemporaneamente a:

Comunicazione sanitaria e per la salute al tempo dei social

La comunicazione sanitaria e per la salute ad opera delle Organizzazioni del settore Healthcare sta assumendo proporzioni molto importanti da quando anche i player più istituzionali e tradizionali guardano con interesse al potenziale di diffusione del web e dei social network, canali in grado di scavalcare la frontiera del rapporto diretto con l’utente/paziente.

Nel mondo dell’informazione scientifica si è sempre usata una particolare cautela nell’uso dei mezzi di comunicazione di massa, cautela che, ad esempio, molte case farmaceutiche hanno osservato negli anni, assumendo una posizione di distacco apprezzata dalla classe medica, distante dall’idea che l’informazione via social network potesse rappresentare una via di qualità in risposta dei dubbi dei pazienti. Ad oggi, però, con le dovute attenzioni, questa tendenza si sta invertendo verso un approccio più aperto.