Hate speech e brand-hate. Cosa danneggia davvero l’impresa?

Leoni da tastiera nascosti dietro uno schermo, identità fittizie, fake reviews, haters scatenati sulle piattaforme di peer to peer recommendation, ma anche stakeholder infedeli e a volte fonti molto autorevoli vessano i brand spesso molto più di quanto possano fare pratiche illecite di mercato e la contraffazione (che nonostante sia da bandire e punire, esiste anche perché i prodotti del brand sono ambiti e la marca ha saputo creare “il sogno” nella testa del consumatore).

L’hate speech è quel tipo di incitamento all’odio che in molti casi ha scopi discriminatori. Non ne sono vittima solo le persone, ma è originato soprattutto da singoli.

Parlando di web: le persone incapaci di avere un rapporto sano con la tastiera non sono tutte uguali: se i troll e i flamer (definizione molto anni ’90) sono persone che seminano zizzania conoscendo perfettamente i meccanismi delle conversazioni in rete, gli haters sono persone che rendono visibile attraverso l’utilizzo della rete un proprio limite di tipo comportamentale-espressivo o che esprimono disagio in modo scoordinato e impetuoso, non essendo in grado di confrontarsi adeguatamente ed esprimersi in modo pacato (per vari motivi, che non rappresentano una giustificazione, ma che possono fare di ognuno di noi un po’ un hater in un determinato momento).

Proteggi il tuo brand dal dumping sociale ed ambientale

Il dumping è una pratica per cui le grandi imprese introducono un un determinato mercato dei prodotti a un prezzo molto inferiore rispetto a quelli normalmente praticati nello stesso. Questa pratica é possibile per diverse ragioni, tra cui l’erogazione di sussidi statali provenienti dai paesi di origine di tali produzione, la sovrapproduzione di un determinato prodotto (che porta la produttrice a decidere di venderne le eccedenze su mercati diversificati), ma anche la possibilità per il produttore di abbattere i costi di produzione (persino grazie a pratiche poco etiche) e quindi uscire sul mercato con un prezzo molto competitivo.

Tutti cambieremo dopo il COVID19. Come ritrovare gli stakeholder con il Value design e ripartire insieme

Con il passare dei giorni e con la prospettiva che l’emergenza Coronavirus possa portare via altre settimane di attività, lavoro, ricavi e relazioni alle imprese, si sta rendendo evidente una questione che all’inizio di questa epidemia poteva sembrare trascurabile.

La questione è che stiamo avendo tanto, anche troppo tempo, per fermarci a pensare e, oltre tutto, queste settimane ci stanno cambiano profondamente, come individui e come imprenditori e al rientro da questo periodo in cui tutto pare essersi un po’ bloccato saremo tutti un po’ diversi e avremo tutti rimesso ordine nelle nostre priorità valoriali, operative, commerciali, lavorative.

Coronavirus e comunicazione di crisi-Vademecum

In queste ore arrivano in studio diverse richieste di aziende che iniziano a subire i colpi dello spauracchio Coronavirus. Ci sono quelle che stanno prospettando i rischi e le perdite causate dalla paura o diffidenza da parte dei clienti e distributori rispetto alle merci uscite dai loro magazzini italiani, le aziende con merci bloccate in dogana, quelle che non sanno come rispondere alle domande incalzanti o se ribattere ai rumors sui social, addetti alla comunicazione che devono rassicurare stakeholder e azionisti, altri che non hanno ancora trovato il modo di trattare il tema con la loro community…E infine organizzazioni paralizzate che stanno subendo perdite o ritardi, conseguenza delle ordinanze e circolari che si succedono in queste ore, costrette a navigare a vista.

Come l’associazionismo tra imprese può tornare attuale

Il ruolo dell’associazionismo nell’ambito delle imprese sembra essere decaduto ed aver perso smalto negli ultimi anni, benché dopo la crisi economica le aziende abbiano capito quanto profondo sia il loro bisogno di aggregarsi e affrontare il mercato insieme, mettendo a sistema competenze, risorse e opportunità e cercando di raggiungere insieme obiettivi che ciascuna singolarmente non sarebbe in grado di realizzare.

In questi mesi mi è capitato spesso di imbattermi in associazioni in cerca di riscatto e di un modo, attraverso la comunicazione, di tornare a rendere attuali i propri valori associativi fondamentali e di ingaggiare associati o aspiranti tali.

Sono abbastanza convinta del fatto che ciascuno di noi si muova non in base agli stimoli a cui è sottoposto ma in base a quanto quel determinato stimolo sia in grado di cogliere una parte latente del suo pensiero, che sia legata ad una frustrazione, ad una paura, ad un bisogno materiale o emotivo, ecc. Penso che ciò  valga ancora di più per i manager delle imprese che, presi da mille impegni, non riescono a dare una priorità adeguata alla partecipazione associativa.

8 consigli pratici per avere delle ottime reviews senza ricorrere al fake

Motori di ricerca, siti comparatori, online reviews sono, nell’ordine, gli strumenti di informazione che influenzano le scelte di acquisto dei consumatori. Tra fake positive reviews, false recensioni maliziose e tendenziose e opinioni espresse sinceramente, gestire la propria reputazione online richiede sempre più attenzione, continuo monitoraggio e capacità di informare in modo conveniente mantenedo l’obbiettività.

Ma qual è davvero il trigger che fa decidere il potenziale acquirente a comprare? In verità ogni acquisto ha il suo canale preferenziale e ogni operazione di marketing finisce per definire un trigger preponderante, generalizzando si potrebbe dire che per lo shopping offline lo è la visita al negozio, per quello online, per ora, lo è ancora la comunicazione diretta da parte del brand, mentre le online reviews sembrerebbero essere determinanti per il ri-acquisto di un bene/servizio che si conosce.

Se ogni acquisto è guidato da un trigger, le aziende possono fare molto per supportare le scelte dei consumatori. Le online reviews, in particolare,  non sono determinanti solo per gli acquisti online, bensì sono punto di riferimento anche per gli acquisti offline: possiamo dire che sono la nuova scorciatoia informativa e proprio perché fanno leva sul fenomeno della social proof è fondamentale che ogni marketer sappia come gestirle a proprio vantaggio per far crescere il business e la brand reputation.

Di seguito 8 consigli pratici su come fare in modo che le recensioni ti aiutino a svoltare: