Armi di distrazione di massa nelle mani delle imprese

Ultimamente si sente molto spesso parlare di armi di distrazione di massa in merito alla pratica sempre più frequente da parte dei decision makers pubblici di far convergere su argomenti “out of topics” l’attenzione dell’opinione pubblica, allo scopo di evitare di affrontare temi ben piú interessanti e spinosi che, se posti al centro del dibattito pubblico, potrebbero mettere in crisi la loro credibilità.

Forse non ci pensiamo spesso, ma questo meccanismo può essere utilizzato anche dall’impresa che vuole eludere l’attenzione dei suoi pubblici di interesse rispetto a questioni fondamentali ma potenzialmente scomode  che, se date in pasto agli stakeholders interni o esterni, potrebbero originare una crisi di comunicazione e credibilità.

Se i vecchi libri di testo parlano di “comunicazione manipolatoria” creata dall’impresa  riferendosi soprattutto alla pubblicità e alla comunicazione prodotto, quello che accade quando l’impresa manipola la comunicazione nella relazione con gli stakeholders e con i media ha a spesso a che fare con dinamiche (spesso interne) ben più cavillose del doversi semplicemente differenziare dal mercato e trae le sue motivazioni da due principali bisogni strategici: quello di conservare il patrimonio relazionale e quello di garantire solidità alla reputazione e, quindi, alla brand equity.

Perché il prospect “ignorante” è una minaccia attuale

Problema: il cliente prospect ti ignora, ignora fatti fondamentali riguardanti il tuo servizio, ignora la paternità di un prodotto, ne ignora l’utilità, ha troppo da fare, ha troppo da non fare, insomma, non ha un momento di attenzione per crearsi un’opinione su quello che per te è il centro del mondo.

Ma, pensaci, noi tutti siamo ignoranti delle offerte di prodotti e servizi che ci circondano (salvo quelle che selezioniamo), e non solo perché non vogliamo conoscerle tutte, ma perché oggi è impossibile conoscerle tutte. Quindi le imprese fanno salti mortali per farsi vedere, ma l’attenzione è un bene rarissimo e le persone sono stressate solo all’idea di valutare delle opportunità di acquisto…Fino a quando prendere una decisione non diventa urgente. Ed è qui che i tuoi competitor si sono specializzati e riescono quotidianamente a mostrarti che riusciranno a vendere il loro prodotto/servizio sotto il tuo naso, mentre tu perdi tempo ad occuparti della qualità pensando che un domani si venderà da solo (il fatto è che il prodotto che si vende da solo non è ancora stato inventato).

Il cliente prospect ha diversi modi di approcciare la comunicazione prodotto che riceve dalle aziende:

Anche i finanziatori devono farsi belli per piacere alle startups

  1. Siamo troppo abituati a chiederci cosa i finanziatori e potenziali investitori cercano in una startup da non chiederci quasi cosa cerca una giovane impresa in queste figure così mitizzate.
Non tutti i match denaro fresco immediatamente disponibile – istinto di sopravvivenza,  sfociano infatti in una duratura storia di condivisione e amore benché, come in tutte le relazioni, l’immediata risposta iniziale ad un bisogno fortemente sentito dal team aiuti l’infatuazione a prendere il posto di ogni preoccupazione.
Le scelte sbagliate avvengono sempre quando mancano risorse e tempo: l’assoluta urgenza di rinforzare lo staff nell’immediato, finanziare un progetto innovativo, investire in ricerca e sviluppo, investire in visibilità e comunicazione, ti inducono a vedere l’ingresso di un finanziatore come una soluzione immediata ai problemi, quindi, a risparmiare sul tempo che dedichi alla ricerca di informazioni e alla selezione delle persone a cui poi ti troverai a dover rendere conto (cosa che può indurti a problemi ben più grandi di quelli che credi di avere oggi).

Come i bias cognitivi inducono le startup a raccontarsi usando i fake

 

Stare sul mercato per una piccola impresa o per una startup, oggi, è un’impresa ardua, prima di tutto perché la capacità di attirare l’attenzione degli stakeholders (da quelli industriali a quelli mediatici) è funzione diretta della capacità di distinguersi, essere dei leader, fare numeri importanti e dimostrare di fare qualcosa che giustifichi appieno la propria esistenza in mezzo a tante iniziative ugualmente interessanti (spesso di piú) e che magari hanno più risorse per crescere.

Lavorando quotidianamente con le startup ho notato che ogni team pieno di entusiasmo soffre di bias cognitivi di valutazione che lo inducono a percepire il proprio progetto o troppo grande rispetto alle sfide che si accinge ad affrontare (perché non ne percepisce la complessità) o irrimediabilmente piccolo anche davanti agli adempimenti più basilari e alle piccole opportunità che incontra.

Ho notato come questa percezione di maggiore o minore forza inizialmente, è sempre direttamente collegata alla quantità di risorse a disposizione (denaro, persone, relazioni, beni e impianti). Chi ha molte risorse, in alcuni casi, non si preoccupa esageratamente di sviluppare senso critico su come dovrebbe essere affrontato il mercato e, in fatto di comunicazione, segue un po’ le mode, chi ne ha troppo poche si fa mille domande, non utilizza le poche risorse che ha cercando di non disperderle inutilmente e il risultato è l’immobilismo.

L’information-processing al tempo delle online reviews: come ci autoconvinciamo di scegliere meglio di prima e in modo più indipendente

Oggi vi spieghiamo quanto le online reviews sono diventate importanti e perché noi tutti le cerchiamo e quanto ci influenzano. Nel prossimo post vi racconteremo come trarne benefici per il vostro business e come renderle asset strategici della vostra comunicazione.

Come è ben noto, le reviews che si trovano online la fanno ormai da padrona nel fornire chiavi interpretative della realtà, al punto da spodestare le tradizionali fonti più istituzionali e scientifiche della loro legittimazione e percepita autorevolezza.

Chi governa il Paese, chi sceglie le nostre cure, quale ristorante ci farà fare più bella figura, qual è il posto di lavoro che ci farà fare più carriera, qual è la pappa migliore per il nostro cane e il film al cinema da non perdere sono alcune delle decisioni sulle quali, prima di fare delle scelte, ci consultiamo con il mondo.

E in questo mondo tutti hanno un proprio peso specifico, che non sempre corrisponde alla capacità di garantire informazioni corrette, perché questo vicinato virtuale si è ormai abituato a non doverla a nessuno questa garanzia.