Anche i finanziatori devono farsi belli per piacere alle startups

  1. Siamo troppo abituati a chiederci cosa i finanziatori e potenziali investitori cercano in una startup da non chiederci quasi cosa cerca una giovane impresa in queste figure così mitizzate.
Non tutti i match denaro fresco immediatamente disponibile – istinto di sopravvivenza,  sfociano infatti in una duratura storia di condivisione e amore benché, come in tutte le relazioni, l’immediata risposta iniziale ad un bisogno fortemente sentito dal team aiuti l’infatuazione a prendere il posto di ogni preoccupazione.
Le scelte sbagliate avvengono sempre quando mancano risorse e tempo: l’assoluta urgenza di rinforzare lo staff nell’immediato, finanziare un progetto innovativo, investire in ricerca e sviluppo, investire in visibilità e comunicazione, ti inducono a vedere l’ingresso di un finanziatore come una soluzione immediata ai problemi, quindi, a risparmiare sul tempo che dedichi alla ricerca di informazioni e alla selezione delle persone a cui poi ti troverai a dover rendere conto (cosa che può indurti a problemi ben più grandi di quelli che credi di avere oggi).

Come i bias cognitivi inducono le startup a raccontarsi usando i fake

 

Stare sul mercato per una piccola impresa o per una startup, oggi, è un’impresa ardua, prima di tutto perché la capacità di attirare l’attenzione degli stakeholders (da quelli industriali a quelli mediatici) è funzione diretta della capacità di distinguersi, essere dei leader, fare numeri importanti e dimostrare di fare qualcosa che giustifichi appieno la propria esistenza in mezzo a tante iniziative ugualmente interessanti (spesso di piú) e che magari hanno più risorse per crescere.

Lavorando quotidianamente con le startup ho notato che ogni team pieno di entusiasmo soffre di bias cognitivi di valutazione che lo inducono a percepire il proprio progetto o troppo grande rispetto alle sfide che si accinge ad affrontare (perché non ne percepisce la complessità) o irrimediabilmente piccolo anche davanti agli adempimenti più basilari e alle piccole opportunità che incontra.

Ho notato come questa percezione di maggiore o minore forza inizialmente, è sempre direttamente collegata alla quantità di risorse a disposizione (denaro, persone, relazioni, beni e impianti). Chi ha molte risorse, in alcuni casi, non si preoccupa esageratamente di sviluppare senso critico su come dovrebbe essere affrontato il mercato e, in fatto di comunicazione, segue un po’ le mode, chi ne ha troppo poche si fa mille domande, non utilizza le poche risorse che ha cercando di non disperderle inutilmente e il risultato è l’immobilismo.

L’information-processing al tempo delle online reviews: come ci autoconvinciamo di scegliere meglio di prima e in modo più indipendente

Oggi vi spieghiamo quanto le online reviews sono diventate importanti e perché noi tutti le cerchiamo e quanto ci influenzano. Nel prossimo post vi racconteremo come trarne benefici per il vostro business e come renderle asset strategici della vostra comunicazione.

Come è ben noto, le reviews che si trovano online la fanno ormai da padrona nel fornire chiavi interpretative della realtà, al punto da spodestare le tradizionali fonti più istituzionali e scientifiche della loro legittimazione e percepita autorevolezza.

Chi governa il Paese, chi sceglie le nostre cure, quale ristorante ci farà fare più bella figura, qual è il posto di lavoro che ci farà fare più carriera, qual è la pappa migliore per il nostro cane e il film al cinema da non perdere sono alcune delle decisioni sulle quali, prima di fare delle scelte, ci consultiamo con il mondo.

E in questo mondo tutti hanno un proprio peso specifico, che non sempre corrisponde alla capacità di garantire informazioni corrette, perché questo vicinato virtuale si è ormai abituato a non doverla a nessuno questa garanzia.