Pinkwashing cosa?

Credi di non sapere cosa sia il pinkwashing, ma è troppo comune perché tu non l’abbia mai incontrato. Vediamo: la tua azienda sta organizzando un’iniziativa di welfare aziendale rivolta ai dipendenti che farà parte di una campagna di comunicazione istituzionale di grande visibilità. Con questa iniziativa la tua azienda si farà traino nel suo settore di un nuovo modo di concepire i diritti genitoriali, il concetto di emancipazione femminile in rapporto al work life balance e racconterà come il suo personale, indipendentemente dal genere, goda di particolari agevolazioni volte a permettere un empowerment in ambito lavorativo e allo stesso tempo maggiore serenità nella gestione dell’impegno lavoro-famiglia.

Bello bello.. sulla carta… Poi per realizzare questa iniziativa che richiede grande effort, però, la scorsa settimana sono stati negati allo staff intero i permessi familiari e il team ha lavorato ben oltre le 40 ore settimanali senza vedersi riconosciuti gli straordinari. Hai dovuto fare un lavoro che non è nelle tue mansioni per tamponare l’assenza del capo e facendolo hai scoperto che l’operazione non ha un’origine genuina, ma è stata messa sul tavolo del management a seguito di una crisi di comunicazione originata da una vertenza sindacale attivata da una giovane neo mamma che non ha visto rinnovarsi il suo contratto a progetto,…Però la prossima settimana potrai “sentirti ascoltata” perché il management ha organizzato un incontro con una motivatrice agguerrita che verrà a raccontarti che il primo step per emanciparsi nel lavoro e nella vita è “credere in se stesse”.

Comunicare il mercato della micromobility

Quando si parla di micromobility ci si riferisce alla mobilità tramite una categoria di mezzi di trasporto tra cui veicoli molto leggeri come monopattini elettrici, skateboard elettrici, biciclette condivise e pedalata assistita, hoverboard, segway, monopattini e monowheel ecc..  e tutti quei mezzi che occupano lo spazio di una bicicletta, oggi, sempre più utilizzati a tutte le età.

Ultimamente si sente spesso dire che la micromobility è il futuro del trasporto urbano: questo trend è apparso quasi d’improvviso nelle grandi città ed è subito stato adottato da molti consumatori, alla ricerca di veicoli a posto singolo leggeri, compatti ed efficienti. Grazie alla micromobilità inoltre, gli utenti si avvicinano ai trasporti pubblici, riducendo la dipendenza dalle auto e quindi le emissioni di CO2.

Tutto ciò però ha visto ultimamente una certa resistenza all’adozione da parte dei Comuni fino ad arrivare anche a tensioni tra Comune e fornitore del servizio.  È infatti vero che i Comuni che decidono di adottarli, dovrebbero individuare infrastrutture stradali o parti di strada utilizzabili per questi mezzi di trasporto oltre ad adottare il piano della sperimentazione della micromobilità elettrica, comprensivo della regolamentazione della sosta.

Diventa quindi centrale per le aziende che forniscono questi veicoli aprire un dialogo con la pubblica amministrazione per porre delle regole alla base dell’utilizzo e della diffusione di questi mezzi.

Lo sviluppo di questo segmento di mercato, di un dialogo pubblico che ne se occupi e di una base comune di valori e mindset alla base dell’adozione degli stessi da parte di brand fornitori, stakeholder e utenti, come ovvio, richiede un preciso percorso di comunicazione strategica.

9 ragioni per raccontare il tuo 2018 agli stakeholder e come farlo

Un anno  é passato, hai raggiunto tanti traguardi, hai definito dei nuovi obiettivi da raggiungere, hai conosciuto nuove persone e stai pianificando di lanciare nuovi progetti e iniziative. Fermati. Prima di ripartire è il momento di chiedersi:

  • se oltre ad aver condotto positivamente il tuo business hai prodotto valore per l’ambiente circostante
  • se i tuoi stakeholder hanno ben capito in che direzione stai andando e come potrebbero essere coinvolti nella tua missione o coinvolgerti in una loro missione
  • che ruolo sta avendo la tua attività in rapporto ai bisogni e agli interessi della comunità in cui opera, al netto di una maggiore o minore capacità di generare profitto per sé stessa.

Ebbene sì, l’impresa, come attore e parte di una comunità, si inserisce in una serie di relazioni e legami che le permettono di impattare sulla vita e sulle economie, seppur piccole, di molti soggetti intorno a essa:

  • comunità locali
  • singoli
  • categorie sociali specifiche
  • gruppi di interesse
  • dipendenti e loro famiglie
  • fornitori
  • mondo associativo e cooperativo
  • partner vecchi, nuovi o potenziali
  • altre componenti industriali

Per questo motivo oggi sempre di più le imprese, anche quelle che non hanno specifici obblighi normativi, si preoccupano di restituire il proprio mandato annuale non solo agli investitori e agli stakeholder coinvolti dalle relazioni industriali, ma a tutta la rete che le circonda, costruendo un racconto che non è strettamente legato ad una rendicontazione finanziaria ma che, al contrario, pone l’attenzione su quegli aspetti di restituzione non finanziaria che sono indicativi di come l’impresa stessa costituisca un patrimonio per il proprio contesto, contribuendo a generare valore e stimoli e a supportare lo sviluppo sociale, economico e territoriale dell’area in cui opera.

Sai cos’è la sostenibilità antropica?

Se antropico è tutto quello che si riferisce all’uomo,  per un’azienda la sostenibilità antropica è fatta di tutte quelle pratiche che riguardano la vita dell’uomo a livello professionale, familiare, personale, della sua salute, del suo benessere psico fisico e sociale.

Molte aziende oggi, quando vogliono dimostrare di operare sulla base di valori specifici, prestano attenzione all’idea di dover in qualche modo rendicontare agli stakeholder sui princìpi guida del proprio operato e sulla propria capacità di collocarsi come soggetto attivo e virtuoso all’interno della comunità.

Ciascuno a modo proprio, le aziende da anni fanno il bilancio di responsabilità Sociale o, nella sua evoluzione più attuale, report di sostenibilità.

Il report di sostenibilità, al contrario di quello che molte organizzazioni ancora credono, non riguarda solo l’impatto ambientale delle azioni dell’impresa e non è uno strumento che tocca prendere in considerazione solo nel caso i propri processi produttivi siano passibili di produrre un danno ambientale. Questo strumento, infatti, attraverso una serie di direttrici, serve a descrivere il percorso dell’Organizzazione nella sua adesione a valori che, trasformati in pratiche che li interpretano, producono valore per i singoli, per la comunità e per il territorio in tutte le sue accezioni.