Cattiva informazione e limiti nel godimento dei diritti personali: quali le responsabilità?

Mai come in questo particolare momento storico la comunicazione gioca un ruolo fondamentale: una notizia inesatta o distorta che circola su internet in tempo reale ha la capacità di far alzare o abbassare inutilmente il livello di tensione, diffondendo psicosi e paure tra le persone, poi contenendo erroneamente la percezione del pericolo con conseguenze ancora piú gravi e infine provocando comportamenti poco razionali e critici anche in forza di una percezione di scarsa affidabilità delle fonti informative.

Questo è quello che a spot è successo nelle ultime settimane: per questioni di opportunità o scarsa perizia, infatti, sono state trasmesse informazioni incomplete e fuorvianti che hanno prima scatenato allerta tra le persone (supermercati svuotati di ogni commodities, treni presi d’assalto), poi reso l’opinione pubblica parzialmente impermeabile alle ordinanze (#milanoriparte e tutti i movimenti che hanno incoraggiato le persone ad uscire di casa e continuare a lavorare) per quel breve lasso che ha permesso all’epidemia di saturare le strutture di cura e riportare la situazione in uno stato emergenziale e con sé la comunicazione ad assumere dei toni nuovamente allarmistici.

Ovviamente é stata la conseguenza della gestione di una crisi a cui non si era preparati e che le istituzioni hanno cercato di prendere in tempo, compatibilmente con le informazioni a disposizione e mentre le strutture di comunicazione di crisi (da leggersi: architettura dei flussi informativi e meccanismi di verifica delle fonti) venivano creati e collaudati.

In questo spazio lasciato libero dall’informazione istituzionale, come prevedibile, i media italiani e stranieri hanno dettato l’agenda, avendo il tempo di scatenare una danza di clamore, testimonianze, scenari possibili rafforzata da appuntamenti sempre più frequenti e pervasivi conditi di opinioni in libertà su versioni poco verificate e rappresentazioni della realtà volutamente più in grado di parlare alla pancia del pubblico piuttosto che al senso critico.

Ecco allora che un titolo incompleto o particolarmente click-baith, un uso del potere di agenda poco responsabile quanto massificato, una pioggia di distorsioni informative hanno scatenato un turbine di notizie tanto appetibili per il lettore quanto in molti casi scarsamente affidabili, che hanno permesso alle logiche economiche e di opportunità mediatiche di prevalere sul diritto/dovere ad una corretta informazione, frapponendosi al raggiungimento di obiettivi di salute pubblica e sicurezza nazionale.

Una perfetta dimostrazione di come al mondo d’oggi la scarsa o cattiva informazione può mettersi a capo di una “catena alimentare” in grado di creare opinioni e generare comportamenti che hanno come conseguenza quello di indurci in situazioni in cui non riceviamo restrizioni (anche se temporanee) al godimento dei diritti umani che ci spettano come singoli e in quanto membri di comunità.

Il virus, la lenta gestione della crisi e la cattiva informazione, oggi hanno in qualche modo contribuito nel privare molti del proprio diritto alla vita e alla salute, di certo ci fanno sentire meno tranquilli in merito alla nostra sicurezza personale, ci privano tutti temporaneamente del diritto di circolare e ritrovarci, di accedere ai luoghi pubblici, ci limitano nel proteggere la nostra salute, il nostro lavoro e la nostra famiglia, a preservare i nostri standard di vita abituali, possono peggiorare le nostre condizioni di lavoro o limitare il nostro diritto all’educazione, potranno limitare la nostra permanenza in ambienti salubri e sicuri per settimane, influiscono sul nostro diritto inviolabile ad autodeterminarci e potranno condurci ad essere discriminati per le nostre condizioni di salute e demografiche in situazione di scarsa capacità delle strutture di cure di rispondere alle nostre necessità.

È quindi fondamentale che le regole della buona informazione vengano rispettate, e che la comunicazione (fatta di forme e interpretazioni che possono essere anche discutibili o distorcenti) lasci il passo all’informazione, quella pulita, chiara, corretta, utile.

E in generale, quando ci si trova di fronte a una crisi è necessario sempre usare il proprio ruolo di medium e costruttore di agenda per guidare le persone ad interpretazioni univoche e coerenti con la realtà nonché a comportamenti corretti, evitando di contrastare l’apporto dei decisori pubblici quando questo sia evidentemente in tutela dei nostri diritti, essendo il loro ruolo già complesso e a rischio di risultare impopolare.

Stiamo dicendo, quindi, che la colpa è solo dei media? Assolutamente no, dato che il mondo dell’informazione oggi è fatto dall’incontro tra media e utenti. Per questo non possiamo declinare le nostre responsabilità in quanto parti attive nel processo di informazione: una news sensazionalista rimane una goccia in mezzo al mare di cui nessuno si curerà mai, se nessuno le dà seguito condividendola, rendendola virale e ponendola alla base di un processo di sedimentazione di nuova opinione pubblica.

In questo senso, non solo chi ci informa, ma anche noi, che contribuiamo a questo processo di creazione di nuova opinione, siamo responsabili.

In questi giorni quindi, non dobbiamo solo starcene a casa, ma potremmo approfittarne un po’ tutti per coltivare il nostro spirito critico e un corretto approccio alla condivisione dell’informazione, facendo la nostra parte, per quello che ci è possibile, per limitare l’epidemia di rumors inaffidabili e allarmismi e soprattutto per contenere il divenire soggettivo di quelle che sono informazioni oggettive.

Se vuoi iniziare un percorso di comunicazione strategica insieme guarda le mie disponibilità.

Le parole che non potrai più ignorare nel 2020

Oggi ti spiego il significato di alcune parole che forse non hai ancora sentito, oppure che conosci, ma magari non sai quale importante significato racchiudono e perché presto entreranno nell’universo dei tuo lessico lavorativo, cambiando il tuo modo di pensare.

Ecco qui, quindi, le tue nuove parole passepartout e il loro significato:

  • Impact investing: intende quella concezione per cui capitali di proprietà di privati e fondi possono essere investiti in attività che abbiano un impatto di tipo pubblico (sociale, ambientale,..) misurabile, oltre che un rendimento economico. I soggetti dell’impact investing sono imprese, organizzazioni, fondi, fondazioni di impresa, ecc e oggi sempre più chi investe lo fa con l’intenzione di contribuire allo sviluppo economico di un’iniziativa che aumenti il capitale d’impresa nelle sue diverse dimensioni (finanziaria, naturale, intellettuale, sociale, umano, produttivo).

Perché il real time marketing ti avvicina a nuovi stakeholders

Partiamo dalla definizione: autentico, sintetico, tempestivo, predittivo, deve essere memorabile o sarà un epic fail, il real time marketing permette di accrescere la propria notorietà di brand semplicemente prestando attenzione al mondo esterno, individuando tematiche particolarmente calde e cavalcandole per poter esprimere i propri valori evadendo da uno stile di comunicazione istituzionale o di prodotto classica. Lo fa Ikea, Barilla, Oreo, anche Taffo Funeral Services ne ha fatto il suo mezzo di emersione online, puoi farlo anche tu?

Tutto gira intorno al saper prendere al volo l’occasione e all’essere preparati abbastanza per sapere cosa dire in merito a temi che diventano improvvisamente dei trend-topics, oltre alla capacità di generare contenuti creativi e ingaggianti in poco tempo.

Il real time marketing accende l’attenzione degli stakeholders perché permette loro di vederti, fuori dalla massa, declamare i tuoi valori e la tua personalità con irriverenza e fuori dalle solite vesti, e ti permette di essere creativo nel portare messaggi istituzionali, che magari  quando esprimi con un linguaggio e tramite mezzi più tradizionali passano del tutto inosservati.