Che personalità ha il tuo brand?

La brand personality è una dimensione dell’identità di marca che nasce quando degli attributi e tratti di personalità umani vengono associati al brand.

Alcuni studi hanno dimostrato che le persone tendono ad attribuire alle marche tratti simili a quelli della personalità umana e, di conseguenza, sono inclini a scegliere brand che sono coerenti con la loro immagine (self-identity) o con quella di sé che vorrebbero comunicare agli altri (social-identity). La definizione della personalità di brand permette di creare affinità con i consumatori e quindi fidelizzarli.

Vediamo allora gli step per determinare la brand personality. Innanzitutto, si identifica ponendosi una serie di domande:

  • Quali sono gli elementi che lo definiscono? Identità, luogo e momento storico;
  • A chi potrebbe rivolgersi e da chi/cosa vuole prendere le distanze il brand?
  • Aspetti performativi: cosa sa fare il brand, cosa non sa, cosa potrebbe e cosa non potrà mai fare?
  • Chi è il target ideale, reale ed effettivo? Andranno identificati i suoi bisogni, il consumption mix e i fattori sociali, culturali e valoriali che lo condizionano.

In seguito, si studiano le associazioni e percezioni tramite una serie di caratteristiche umane. Il brand sa come ascoltare, comunicare, fare advocacy, è disciplinato o più flessibile, è innovativo o tradizionale, più femminile o maschile? Una volta definite le caratteristiche si va a vedere quali sono più vicine al brand e la combinazione di queste capacità darà shape alla personalità del brand.

Non va poi sottovalutata la definizione di “scorciatoie cognitive” accettabili e non: bisogna infatti preoccuparsi di unificare il mandato comunicativo di tutti gli stakeholder per evitare che si creino banalizzazioni che penalizzano la reputazione del brand e dei suoi prodotti/servizi.

Per comunicare il brand e quindi fare branding ti servirà aver definito la sua personalità. Una volta costruita, ti accorgerai che questa determina in modo radicale la comunicazione corporate e di prodotto, aprendo la strada allo storytelling di marca e alla definizione della dimensione evolutiva della stessa.

Pensaci, lavorare sulla strategia di brand è un modo per rendere coerente la reputazione, per diventare riconoscibili e memorabili aumentando la brand equity, che esprime anche un valore economico.

Conoscere la brand personality, inoltre, ti guida nella selezione gli influencers e ambassadors da affiancare al tuo brand. Se conosci la tua brand personality infatti sai anche quali attributi di personalità devono avere o incarnare le persone che ti rappresentano. A questo proposito puoi leggere l’articolo sul ruolo dei micro-influencer.

La brand personality è una connotazione di fattori abbastanza statica, ma questo non esclude che in momenti particolari il brand possa esprimere lati nascosti della sua personalità, rendendosi interessante ai suoi stakeholder e consumatori (come avviene nel real time marketing ad esempio).

Un brand forte e riconosciuto, infine, ti permette di resistere alle crisi di mercato, espanderti costantemente, risorgere dalle crisi di comunicazione.

Co-branding: come, quando, con chi e perché farlo

Il co-branding è una forma specifica di co-marketing che ricorre quando due o più marchi noti si uniscono nella realizzazione di un unico prodotto o vengono commercializzati insieme attraverso azioni di marketing congiunto. A differenza dal co-marketing, il co-branding prevede che si realizzi un output congiunto, un prodotto, e non solo un’azione congiunta di marketing.

L’obiettivo è quello di fare leva sull’equity dell’altro brand per accrescere il valore percepito dell’offerta.

Perché decidere di fare un co-branding?

  1. Per raggiungere dei nuovi target non direttamente accessibili.
  2. Per dividere i costi di un’operazione.
  3. Per ricevere endorsement da aziende o stakeholder che si considerano allineati dal punto di vista valoriale.
  4. Per dar luogo a operazioni di visibilità più grandi di quelle che si ci potrebbe permettere, magari prevedendo tempi di progettazione ed execution minore.
  5. Per accrescere la quota di mercato anche dal punto di vista geografico, modificare il valore percepito all’esterno e quindi il posizionamento: quando viene fatto tra brand grandi e piccoli permette al grande di raggiungere una nicchia e al piccolo di farsi conoscere in maniera più pervasiva, oltre a creare condivisione delle reti di vendita.
  6. Per recuperare terreno da un posizionamento negativo sfruttando la reputazione positiva di un altro brand.

Fin qui sembra un’operazione molto allettante ma l’importanza della sua progettazione non è da sottovalutare. Per realizzare un’operazione di co-branding, infatti, è necessario passare dal Value Design.

Perchè partire dal Value Design?

• Per evitare i rischi di trovare un partner non allineato sui valori e sugli obiettivi;

• per evitare il rischio di associarsi a brand troppo simili e non abbastanza differenti da massimizzare il vantaggio del co-branding;

• per capire come delineare una strategia a monte che ti permette di creare un co-branding continuativo con le persone giuste (meglio di un co-branding spot);

• per capire come, partendo da altri valori e obiettivi importanti per il tuo business model, puoi progettare ulteriori collaborazioni con altri brand (e quindi pianificare delle campagne molto diversificate e nello stesso tempo molto significative).

Il co-branding è spessissimo un mezzo di riposizionamento del brand nella sua globalità o rispetto alla percezione di alcune nicchie specifiche.

Attenzione però, gli errori del co-branding sono dietro l’angolo:

Innanzitutto non si può aspettarsi che l’altro ci trainerà (non farlo nel pensiero di tirare i remi in barca).

In secondo luogo, attenzione alla reciprocità nell’effort: l’effort conferito è una misura del committment per cui se sei piccolo devi aspettarti reciprocità dal brand forte a cui ti affianchi, mentre se sei grande devi chiederti se il brand piccolo che affianchi ha le forze per non fallire gli obiettivi comuni, prima di sceglierlo.

Inoltre, pensare che i co-branding annuali arrivano a caso: la scelta devi farla tu sulla base dei valori, dei temi, delle risorse che hai a disposizione e delle necessità del tuo posizionamento strategico per quell’anno. Magari ti lusinga che il grande brand ti abbia notato e chiesto di collaborare, ma se non sai cosa chiedergli potresti distrarre le tue poche risorse fallendo i tuoi traguardi e trasformando quella che sembra un’ottima opportunità in un’occasione persa.

Anche pensare che gli unici obiettivi siano quelli congiunti è sbagliato: la strategia di co-branding per l’azienda è fatta di obiettivi interni + obiettivi congiunti con il partner.

Infine, ricordati che non misurare i risultati di un co-branding ti porterà a fare un’errata valutazione dello stesso, portandoti magari ad investire ancora risorse su ulteriori iniziative che concorrono in modo sub-ottimale ai tuoi obiettivi strategici e commerciali.

Quindi non farti impressionare dai nomi dei brand, fatti impressionare dalla loro determinazione nel portare avanti progetti, che sono strettamente legati anche al tuo brand, e da quanto si preoccupano di tenerti dentro all’alleanza contribuendo a rinforzare la tua posizione sul mercato.

Una proposta di value design per le imprese agritech

Le imprese dell’agritech e del food oggi stanno affrontando una sfida importantissima: quella di riportare al centro le produzioni agricole e il tema dell’alimentazione sana e sicura, facendo riemergere valori legati alla tradizione produttiva, ma anche alla sostenibilità ambientale e a temi che hanno ricaduta economica e sociale a livello globale, come la disponibilità di risorse in alcune parti del mondo limitate.

E’ una grande responsabilità per questo settore, ma anche una grande opportunità di rinnovarsi, quelle realtà che lo hanno capito stanno riscrivendo il modo di produrre rigenerando il suolo, risparmiando acqua ed energia, tracciando le filiere, aumentando la sicurezza e la salute delle colture, combattendo la contraffazione, proteggendo le economie locali, rendendo sostenibili le produzione e cruelty free le sperimentazioni, rieducando il consumatore e orientando le scelte di consumo verso modelli che contemplino stili di vita più responsabili, recuperando colture antiche e spazi di vegetazione essenziali e rendendo accessibili nei Paesi in via di sviluppo cibo e risorse idriche essenziali per la vita.

Tutto questo avviene in un settore che, nel mentre, si confronta al suo interno innovando lunghe tradizioni produttive, affrontando passaggi generazionali, che si sta connettendo ad altri settori come quello del turismo, educandosi alle relazioni istituzionali e tra stakeholder, per fare della propria narrazione ritrovata il punto di partenza di strategie glocal di attività mirate ad aumentare l’attrattività territoriale.

Quali sono allora i punti cardine di una strategia di valore per una impresa agritech che vuole essere competitiva, re-interpretando il proprio ruolo nel contesto globale? Eccole qui.