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Il rewilding aiuta il rilancio delle economie locali?


Rewild” significa permettere ai meccanismi ecologici di rimettersi in moto seguendo la propria strada.

Diversamente da quanto accaduto fino ad ora, dove l’uomo ha sempre scelto come e quanto la natura potesse essere presente nella sua vita e nei suoi spazi, nel rewilding la natura definisce il proprio percorso da sé anche a costo di condizionare l’uomo e le sue attività, ma anche aprendo l’opportunità di uno stile di vita nuovo.

Rewilding, allora, significa rinaturalizzare lasciando “guidare” la natura affinché ricostruisca la diversità, ripristinando le comunità naturali o vegetali primitive e agendo per riportare i benefici della natura selvaggia a tutti i livelli.

Questo processo può avvenire in diversi sensi, in particolare attraverso :

  • il ripristino delle zone umide, che sono particolarmente efficienti nel neutralizzare la CO2, permette di avere meno incendi e meno caldo, più flora e fauna selvatiche e meno zanzare.
  • la rinaturalizzazione delle aree abbandonate: e/o zone poco produttive, che con il rewilding ritornano ad essere di dominio degli animali e dei grandi mammiferi. Rinasce la biodiversità e con essa una nuova opportunità per l’uomo di vivere in contatto con flora e fauna che non conosce.
  • la rinaturalizzazione dei fiumi che non fungano solo da canali di trasporto. questo ridurrebbe le specie invasive provenienti da altre zone del Pianeta, creerebbe più comunicazione tra gli ecosistemi, il ritorno della biodiversità tipica degli ambienti fluviali e il ripristino delle piane alluvionali ridurrebbe il rischio inondazioni rendendo le città più sicure e riducendo meno rischio siccità.
  • la piantumazione e l’espansione dei boschi che garantirebbero maggiore resistenza alle tempeste e meno incendi, meno parassiti e assorbimento del carbonio.

Il rewilding contempla anche l’idea di costruire economie basate sulla natura che generino un reddito basato sulla stessa.

E, con un’azione contestualizzata rispetto ai luoghi di realizzazione, che tenga in considerazione dimensioni culturali, politiche, sociali e paesaggistiche locali, il rewilding potrebbe essere una strada per il rilancio delle economie locali. Vediamo come.

Innanzitutto, un cambio di mentalità alimenterebbe filoni di innovazione che già oggi esistono e che si concentrano sul rapporto tra natura e uomo e sul sapiente modo che la natura trova sempre di gestire e risolvere i problemi armonizzando “gli interessi” di ogni attore nell’ecosistema. Di pari passo, la diffusione di una maggiore sensibilità e di progetti ad hoc canalizzerebbe probabilmente l’attenzione e le risorse di chi si occupa di impact investing.

La food industry, in particolare, ne trarrebbe dei vantaggi in termini di reputazione, qualità e varietà dei prodotti, rendendosi sostenibile dal punto di vista ambientale e più compliant alle normative che mettono sempre più al centro una nutrizione sana e di qualità.

Il settore del turismo ne potrebbe poi giovare, puntando sul marketing territoriale e sulle esperienze locali autentiche, come anche sulla sensibilità di un pubblico raffinato attento alla sostenibilità e alla riscoperta del rapporto con l’ambiente e con una fauna che l’uomo non è più abituato a vedere.

Un a nuova condizione del genere impatterebbe molto anche sul mondo energetico e su come gli uomini consumano energia, determinando la maggiore disponibilità di fonti rinnovabili utilizzabili, oltre che determinando la riduzione dell’inquinamento e quindi richiedendo un minor effort umano in tutte quelle soluzioni che oggi per ridurlo.

Lavorare oggi su concetti di rinaturalizzazione ha anche un vantaggio nella comunicazione delle imprese: i trend più recenti vedono le nuove generazione sempre più in ascolto verso chi potrà proporre un’idea di futuro diversa, prospera ma nel rispetto dell’ecosistema. Queste generazioni sono un target di riferimento già oggi, perché scelgono, consumano, si informano, orientano, si oppongono: sono dei veri gatekeeper di mercato.

Va tenuto conto, infine, che molti decision makers in Europa iniziano a preparare proposte, dichiarazioni di intenti e politiche pubbliche che vanno verso questo concetto, indicandoci un direzione che inciderà molto anche sul modo di concepire le attività economiche, gli stili di vita e di consumo e le nuove strategie di approccio al mercato.