Hate speech e brand-hate. Cosa danneggia davvero l’impresa?

Leoni da tastiera nascosti dietro uno schermo, identità fittizie, fake reviews, haters scatenati sulle piattaforme di peer to peer recommendation, ma anche stakeholder infedeli e a volte fonti molto autorevoli vessano i brand spesso molto più di quanto possano fare pratiche illecite di mercato e la contraffazione (che nonostante sia da bandire e punire, esiste anche perché i prodotti del brand sono ambiti e la marca ha saputo creare “il sogno” nella testa del consumatore).

L’hate speech è quel tipo di incitamento all’odio che in molti casi ha scopi discriminatori. Non ne sono vittima solo le persone, ma è originato soprattutto da singoli.

Parlando di web: le persone incapaci di avere un rapporto sano con la tastiera non sono tutte uguali: se i troll e i flamer (definizione molto anni ’90) sono persone che seminano zizzania conoscendo perfettamente i meccanismi delle conversazioni in rete, gli haters sono persone che rendono visibile attraverso l’utilizzo della rete un proprio limite di tipo comportamentale-espressivo o che esprimono disagio in modo scoordinato e impetuoso, non essendo in grado di confrontarsi adeguatamente ed esprimersi in modo pacato (per vari motivi, che non rappresentano una giustificazione, ma che possono fare di ognuno di noi un po’ un hater in un determinato momento).

Il rewilding aiuta il rilancio delle economie locali?

Rewild” significa permettere ai meccanismi ecologici di rimettersi in moto seguendo la propria strada.

Diversamente da quanto accaduto fino ad ora, dove l’uomo ha sempre scelto come e quanto la natura potesse essere presente nella sua vita e nei suoi spazi, nel rewilding la natura definisce il proprio percorso da sé anche a costo di condizionare l’uomo e le sue attività, ma anche aprendo l’opportunità di uno stile di vita nuovo.

Rewilding, allora, significa rinaturalizzare lasciando “guidare” la natura affinché ricostruisca la diversità, ripristinando le comunità naturali o vegetali primitive e agendo per riportare i benefici della natura selvaggia a tutti i livelli.

Questo processo può avvenire in diversi sensi, in particolare attraverso :

Hai mai pensato ai branded podcast per la tua content strategy?

Oggi parliamo dei Branded Podcast, ovvero un formato di comunicazione molto di tendenza che viene usato dai marchi e dalle aziende.

Detto anche podcast di marca, è un contenuto audio che genera uno storytelling unico e creativo con l’obiettivo di coinvolgere gli utenti in maniera non convenzionale.

Proteggi il tuo brand dal dumping sociale ed ambientale

Il dumping è una pratica per cui le grandi imprese introducono un un determinato mercato dei prodotti a un prezzo molto inferiore rispetto a quelli normalmente praticati nello stesso. Questa pratica é possibile per diverse ragioni, tra cui l’erogazione di sussidi statali provenienti dai paesi di origine di tali produzione, la sovrapproduzione di un determinato prodotto (che porta la produttrice a decidere di venderne le eccedenze su mercati diversificati), ma anche la possibilità per il produttore di abbattere i costi di produzione (persino grazie a pratiche poco etiche) e quindi uscire sul mercato con un prezzo molto competitivo.

Crowdfunding, filantropia, raccolte fondi, ora. Su cosa puntare e come comunicarlo

L’emergenza sanitaria di queste settimane ci ha spinto tutti a dare qualcosa in più, inducendo singoli, associazioni e imprese non solo a donare, ma anche a diventare collettori di risorse e aiuti attraverso modalità innovative.

La filantropia sotto forma di raccolta fondi e conferimento di beni e risorse, -che esiste da qualche secolo- oggi utilizza strumenti moderni e alternativi, si declina in diverse forme (dalla corporate philantropy alla strategic philanthropy, fino alla venture philanthropy), senza abbandonare mai però i due principi cardine su cui si fonda ovvero:

Tutti cambieremo dopo il COVID19. Come ritrovare gli stakeholder con il Value design e ripartire insieme

Con il passare dei giorni e con la prospettiva che l’emergenza Coronavirus possa portare via altre settimane di attività, lavoro, ricavi e relazioni alle imprese, si sta rendendo evidente una questione che all’inizio di questa epidemia poteva sembrare trascurabile.

La questione è che stiamo avendo tanto, anche troppo tempo, per fermarci a pensare e, oltre tutto, queste settimane ci stanno cambiano profondamente, come individui e come imprenditori e al rientro da questo periodo in cui tutto pare essersi un po’ bloccato saremo tutti un po’ diversi e avremo tutti rimesso ordine nelle nostre priorità valoriali, operative, commerciali, lavorative.

Cattiva informazione e limiti nel godimento dei diritti personali: quali le responsabilità?

Mai come in questo particolare momento storico la comunicazione gioca un ruolo fondamentale: una notizia inesatta o distorta che circola su internet in tempo reale ha la capacità di far alzare o abbassare inutilmente il livello di tensione, diffondendo psicosi e paure tra le persone, poi contenendo erroneamente la percezione del pericolo con conseguenze ancora piú gravi e infine provocando comportamenti poco razionali e critici anche in forza di una percezione di scarsa affidabilità delle fonti informative.

La tua impresa può fermarsi, se ha il giusto mindset

Nelle prossime settimane le imprese si troveranno ad affrontare una situazione molto complessa, per alcune mai affrontata prima. L’impossibilità di interrompere il proprio business si scontra con le misure precauzionali imposte dallo Stato, oltre che con il timore degli stakeholder, soprattutto quelli esteri, di intrattenere rapporti lavorativi con aziende nella zona rossa. Anche tu stai cercando di capire cosa fare, ma soprattutto, hai paura che il tuo business sia inghiottito dalla crisi e dal vuoto d’attenzione cosmico fatto di clienti e stakeholder reticenti.

Lo smart working migliora o peggiora la comunicazione?

Lo smart working é adatto a tutte le tipologie di azienda? Sicuramente non tutti i business possono adottarlo: ci sono alcune professioni che richiedono il rapporto uomo-macchina, l’artigianalità e le trasferte verso clienti/fornitori o altre che richiedono una garanzia di sicurezza e privacy che, da casa, potrebbe non essere rispettata.

Coronavirus e comunicazione di crisi-Vademecum

In queste ore arrivano in studio diverse richieste di aziende che iniziano a subire i colpi dello spauracchio Coronavirus. Ci sono quelle che stanno prospettando i rischi e le perdite causate dalla paura o diffidenza da parte dei clienti e distributori rispetto alle merci uscite dai loro magazzini italiani, le aziende con merci bloccate in dogana, quelle che non sanno come rispondere alle domande incalzanti o se ribattere ai rumors sui social, addetti alla comunicazione che devono rassicurare stakeholder e azionisti, altri che non hanno ancora trovato il modo di trattare il tema con la loro community…E infine organizzazioni paralizzate che stanno subendo perdite o ritardi, conseguenza delle ordinanze e circolari che si succedono in queste ore, costrette a navigare a vista.