Modelli di business a confronto e business design

Forse già lo sai, il posizionamento di mercato differenzia l’offerta in base alle caratteristiche di prodotto, al prezzo e all’esperienza utente che un’impresa offre. A livello di definizione strategica di un posizionamento complessivo, si definisce un posizionamento di mercato subito dopo aver definito i valori posizionali, mentre il posizionamento del brand (come identità e immagine) e quello della comunicazione arrivano immediatamente dopo.

Fare un posizionamento di mercato è possibile se si ha modo di accedere a dati specifici sul contesto di mercato mettendoli a sistema con gli elementi che contribuiscono al modello di business dell’impresa, ovvero quegli elementi che, combinati, permettono all’impresa di produrre valore per i suoi target e per il contesto di riferimento.

Lo schema di un modello di business, quindi, parte spesso mettendo al centro i valori posizionali e di prodotto riconosciuti dai target di riferimento, per definire successivamente quali scelte imprenditoriali incidono sulla catena del valore.

Un modello di business deve essere sempre pensato per funzionare nel presente, lasciando aree di flessibilità operative e di processo che consentano di fare adattamenti tempestivi e quel fine tuning/upgrade programmato che, se possibile, è anche alla base della resilienza dell’impresa nel momento della crisi.

L’avrai probabilmente gia incontrato se ambisci ad organizzare la tua idea di impresa mettendo a sistema tutte le informazioni fondamentali: questo grafico, presentato per la prima volta nel bestseller “Business Model Generation” di Osterwalder-Pigneur, e’ una struttura semplice e standard che serve al business design.  Con questo schema gli elementi che compongono un modello di entrata e permanenza sul mercato sono messi a sistema e vengono alla luce: target, risorse, capitale relazionale, canali, ricavi attesi e processi necessari alla realizzazione di una strategia di go to market sono li davanti ai tuoi occhi. A te rimane il compito di trovare la combinazione di elementi che, nella maniera più inedita e memorabile, permette di trasferire al target il massimo del valore (come percepito dal cliente finale) con una combinazione accettabile di risorse ed effort e di garantire questa trasformazione e cessione di valore in un’ottica di sostenibilità economica e scalabilità.

Il modello sopra descritto, quindi, ti aiuta a comprendere e descrivere in modo semplice ma non banalizzante le componenti del tuo progetto che ti supportano nel produrre e trasferire valore, e le strutture organizzative e risorse necessarie a farlo funzionare. 

Come descrive il testo di Osterwalder-Pigneur, di fatti, il modello di business descrive la logica in base alla quale un’organizzazione crea, distribuisce e cattura valore.

Come la pandemia ha rafforzato il legame tra sport e digitale

Il periodo post pandemico la Cina ha visto crescere l’importanza dello sport, l’attenzione al benessere e alla cura di sè.

Il confinamento forzato, in particolare, ha rafforzato il già solido legame tra mondo dello sport e digitale, entrambi già accomunati dalla forza con cui producono impatto economico e sociale nel mondo, rendendo il primo ancora più globalmente accessibile e ancora più veicolo universale di valori sociali.

Che molta dell’economia legata al mondo dello sport si regga sul marketing non è una novità e proprio la svolta digitale della comunicazione e del marketing ha dunque assottigliato la distanza tra brand sportivi e canali di diffusione digitale. Considerando poi che, con la pandemia, l’impossibilità di praticare sport di squadra e partecipare a manifestazione sportive, ha alimentato molti trend che avevano già messo un piede nella porta – come la proliferazione di contenuti online e app per l’allenamento da casa, le lezioni a distanza (nell’ambito dei servizi sportivi alle persone) – si può dire che in generale il confinamento abbia aumentato l’orientamento di tutti gli operatori del settore dello sport ad affrontare la transizione digitale, ponendo una maggior cura per tutti gli aspetti dell’esperienza utente su piattaforme e tramite una customer journey multicanale che completa l’offerta di servizi ed esperienze sportive.

Green jobs e lavoro del futuro

Il nostro futuro sarà green anche per il lavoro e non ci saranno solo tante nuove professioni, ma presto anche lavori tradizionali dovranno acquisire nuove competenze per supportare la transizione ecologica. Ormai lo sappiamo, l’ambiente va tutelato e la biodiversità ripristinata e difesa, le aziende produrranno impatto ambientale positivo anche in forza della migliore reputazione potenzialmente acquisibile presso i consumatori e per questo il mercato del lavoro verde cresce.

Secondo le Nazioni Unite, si definiscono green jobsquelle occupazioni nei settori dell’agricoltura, del manifatturiero, nell’ambito della ricerca e sviluppo, dell’amministrazione e dei servizi che contribuiscono in maniera incisiva a preservare o restaurare la qualità ambientale”.

In Italia il 2019 è stato un anno chiave perchè ha registrato un incremento degli investimenti nel settore green e dei conseguenti benefici anche nell’occupazione. Si contano infatti più di 3 milioni di professionisti nei cosiddetti “lavori verdi”, secondo il rapporto GreenItaly 2019.

Veniamo però ai numeri della Green Economy, per l’Italia e per l’Europa:

L’Autenticità fa volare il tuo brand

Questi mesi di rallentamento sono un raro momento in cui ci è concesso fermarci e fare riflessioni sui nostri business: stiamo facendo ciò che vorremmo? Siamo arrivati dove vorremmo essere? Abbiamo un impatto sulla società? Per cosa vogliamo essere riconosciuti? Soddisfiamo al 100% i nostri clienti o potremmo fare qualcosa di diverso?

Come ha sostenuto recentemente Giorgio Armani: “questo momento è un’opportunità per ridare valore all’autenticità, levando quel superfluo con ritmi più umani.”

Certamente alcune cose cambieranno e molto probabilmente anche i bisogni dei consumatori stessi.

Ecco quali saranno i trend di consumo del 2020 secondo il report “Global Trend 2020 – understanding complexity” di Ipsos.

Hate speech e brand-hate. Cosa danneggia davvero l’impresa?

Leoni da tastiera nascosti dietro uno schermo, identità fittizie, fake reviews, haters scatenati sulle piattaforme di peer to peer recommendation, ma anche stakeholder infedeli e a volte fonti molto autorevoli vessano i brand spesso molto più di quanto possano fare pratiche illecite di mercato e la contraffazione (che nonostante sia da bandire e punire, esiste anche perché i prodotti del brand sono ambiti e la marca ha saputo creare “il sogno” nella testa del consumatore).

L’hate speech è quel tipo di incitamento all’odio che in molti casi ha scopi discriminatori. Non ne sono vittima solo le persone, ma è originato soprattutto da singoli.

Parlando di web: le persone incapaci di avere un rapporto sano con la tastiera non sono tutte uguali: se i troll e i flamer (definizione molto anni ’90) sono persone che seminano zizzania conoscendo perfettamente i meccanismi delle conversazioni in rete, gli haters sono persone che rendono visibile attraverso l’utilizzo della rete un proprio limite di tipo comportamentale-espressivo o che esprimono disagio in modo scoordinato e impetuoso, non essendo in grado di confrontarsi adeguatamente ed esprimersi in modo pacato (per vari motivi, che non rappresentano una giustificazione, ma che possono fare di ognuno di noi un po’ un hater in un determinato momento).

Il rewilding aiuta il rilancio delle economie locali?

Rewild” significa permettere ai meccanismi ecologici di rimettersi in moto seguendo la propria strada.

Diversamente da quanto accaduto fino ad ora, dove l’uomo ha sempre scelto come e quanto la natura potesse essere presente nella sua vita e nei suoi spazi, nel rewilding la natura definisce il proprio percorso da sé anche a costo di condizionare l’uomo e le sue attività, ma anche aprendo l’opportunità di uno stile di vita nuovo.

Rewilding, allora, significa rinaturalizzare lasciando “guidare” la natura affinché ricostruisca la diversità, ripristinando le comunità naturali o vegetali primitive e agendo per riportare i benefici della natura selvaggia a tutti i livelli.

Questo processo può avvenire in diversi sensi, in particolare attraverso :

La ripartenza per il settore turistico con il value design

La fine delle restrizioni per l’emergenza sanitaria sembra ancora molto lontana e sicuramente uno dei settori che sta soffrendo maggiormente oggi è quello del turismo e delle strutture d’accoglienza. Un settore non solo penalizzato dalle chiusure ma anche dalla effettiva impossibilità delle persone di raggiungere luoghi diversi dal proprio domicilio e dalla chiusura degli spazi aerei.

Questa situazione ha avuto due effetti:

  • la variazione del numero dei potenziali viaggiatori
  • il cambiamento della composizione degli stessi.

Infatti, se fino al mese scorso nessuno avrebbe messo in dubbio un viaggio, oggi le fasce di età più a rischio (dai 45 in su) sono meno propensi a prenotarne uno.

Hai mai pensato ai branded podcast per la tua content strategy?

Oggi parliamo dei Branded Podcast, ovvero un formato di comunicazione molto di tendenza che viene usato dai marchi e dalle aziende.

Detto anche podcast di marca, è un contenuto audio che genera uno storytelling unico e creativo con l’obiettivo di coinvolgere gli utenti in maniera non convenzionale.

Proteggi il tuo brand dal dumping sociale ed ambientale

Il dumping è una pratica per cui le grandi imprese introducono un un determinato mercato dei prodotti a un prezzo molto inferiore rispetto a quelli normalmente praticati nello stesso. Questa pratica é possibile per diverse ragioni, tra cui l’erogazione di sussidi statali provenienti dai paesi di origine di tali produzione, la sovrapproduzione di un determinato prodotto (che porta la produttrice a decidere di venderne le eccedenze su mercati diversificati), ma anche la possibilità per il produttore di abbattere i costi di produzione (persino grazie a pratiche poco etiche) e quindi uscire sul mercato con un prezzo molto competitivo.

Crowdfunding, filantropia, raccolte fondi, ora. Su cosa puntare e come comunicarlo

L’emergenza sanitaria di queste settimane ci ha spinto tutti a dare qualcosa in più, inducendo singoli, associazioni e imprese non solo a donare, ma anche a diventare collettori di risorse e aiuti attraverso modalità innovative.

La filantropia sotto forma di raccolta fondi e conferimento di beni e risorse, -che esiste da qualche secolo- oggi utilizza strumenti moderni e alternativi, si declina in diverse forme (dalla corporate philantropy alla strategic philanthropy, fino alla venture philanthropy), senza abbandonare mai però i due principi cardine su cui si fonda ovvero: