Come le scelte imprenditoriali descrivono competitività, paure e reale capacità di innovare

Ho scritto questo articolo per spiegarti come l’azienda comunica il proprio livello di competitività e fa percepire all’esterno forza innovativa, solidità e timori  solo attraverso le scelte imprenditoriali, ancora prima che inizi a fare comunicazione strutturata. Anche il fine tuning della comunicazione può supportare o sbilanciare un processo di crescita della competitività attivando dinamiche del mercato più o meno desiderabili per un’azienda in posizione challenging o per una startup che non ha ancora visualizzato bene gli incumbent sul mercato.

Affrontare il mercato e le relazioni con le altre organizzazioni ci conferisce oggi un forte spirito di osservazione e approfondisce la conoscenza che ogni azienda ha di tutte le organizzazioni che le circondano, permettendo di cogliere delle informazioni e avere percezioni che arrivano all’esterno, spesso molto prima di quei messaggi di comunicazione che diffondiamo tramite un piano di comunicazione strategica strutturato.

Nel proprio lavoro lo strategist di comunicazione impara a rilevare il posizionamento di un’azienda non a partire da quanto i membri dell’Organizzazione dichiarano di essere o voler far, ma dalle reali scelte aziendali, che si riflettono:

Perché il value proposition design farà decollare il tuo business

Il value proposition design è una metodologia al cuore del posizionamento strategico che ha per obiettivo il coinvolgimento di clienti e stakeholder nel riconoscimento dei valori di un progetto, di un prodotto o di un’impresa.

Quando il value proposition design diventa un processo attraverso il quale l’azienda valuta i propri asset, questo può considerarsi a pieno titolo un processo strategico che supporta il raggiungimento degli obiettivi di business dell’Organizzazione.

Il Vdp ha uno stretto legame con il Business Model Design, di cui è una variante: nello specifico il Vpd è utilizzato per costruire un sistema di valori intorno ad un progetto, prodotto o ad un’ identità, partendo dalla percezione dei destinatari (segmenti di clienti/stakeholder o buyer personas) e mettendo a sistema le percezioni interne ed esterne rispetto ai valori di un dato item.

Trova i micro-influencers online e offline e gestiscili, in pratica

La scorsa settimana ti ho raccontato come nel mio lavoro quotidiano vedo crescere il ruolo dei micro-influencers e la compatibilità con gli obiettivi comunicativi di aziende di ogni dimensione, comprese startup e pmi.

Ti sarai chiesto però, una volta tenuto conto delle indicazioni generali su quelle che devono essere le caratteristiche desiderabili di un influencer che collabora con la tua impresa, come si fa nella pratica a distinguerli dalla massa, proporre una collaborazione, gestirli.  Ma la prima domanda che ti sarai fatto è: dove si va a cercarli?

Primo punto: quello che cerchi, non è detto si trovi già nella tua orbita (leggere: followers, relazioni personali e professionali online e offline, stakeholder). Certo è che una prima valutazione sui profili presenti nel tuo network attuale non puoi trascurarla.

Perché affidarsi ai micro-influencers e come sceglierli

Nuova frontiera del people storytelling, affidarsi ai micro-influencers per trasmettere fiducia e creare engagement intorno al proprio brand sta diventando un vero trend dell’influencers marketing online e offline. 

Se l’influencers marketing non è nulla di nuovo, le tendenze su come questo viene praticato dalle Organizzazioni in un dato contesto si evolvono coerentemente col modificarsi della sensibilità delle stesse rispetto a quelli che sono le leve più importanti della comunicazione strategica.

Il trend che porta al centro il ruolo dei micro-influencers non nasce per caso:

È prima di tutto la conseguenza più immediata della tendenza di tutti i brand a riportare i propri valori al centro della comunicazione con i propri stakeholder, affidando il mandato comunicativo ad un agente che rappresenti l’elemento trust e committment.

Pratica: ottenere e usare informazioni sulla tua concorrenza

La scorsa settimana abbiamo parlato di competitive intelligence, ovvero del processo attraverso cui si raccolgono dati, che vengono tradotti in informazioni chiave, che vanno ad incidere sui processi decisionali che riguardano il posizionamento di mercato e di comunicazione di un’azienda.

Oggi voglio dirti che la competitive intelligence non è appannaggio solo di cervelloni impegnati nel condurre al successo colossi del commercio mondiale, ma è qualcosa che riguarda il tuo business (anche se piccolo), che sia una PMI, un piccolo studio professionale o una start up, l’importante che tu sappia distinguere dati e informazioni rilevanti, che tu capisca come reperirli e, infine, che tu e il tuo team vi applichiate nel tenerne conto nei vostri processi di pianificazione strategica usandoli in modo coerente e dando il giusto peso a tutto (sia che lo scopo sia trovare il posizionamento di mercato che davanti alla messa a terra di una strategia di comunicazione).

7 regole d’oro per comportarsi da vero insider invece che fuffa

Influencer, insider, evangelist, advocate.. sono tutti termini riferiti a chi, per diverse ragioni, ha qualche interesse a sensibilizzare gli altri intorno ad argomenti specifici, costruendo massa critica.

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo raccontato per quali scopi e come nella pratica, si può in poco tempo sviluppare know how, skill set e mind set ad hoc per diventare (ed essere considerati) dei veri punti di riferimento su un tema specifico all’interno di una o più communities.

Insieme a raccontarti il come, però, ci tenevamo ad illustrarti 7 passaggi base che possono aiutarti a contestualizzare questo percorso dando credibilità e sostanza a questo, che è un vero e proprio lavoro se si considera l’investimento di tempo, risorse ed energie che richiede.

7 dritte pratiche per comunicare al meglio la tua value chain

Nell’articolo pubblicato la scorsa settimana abbiamo parlato di come conoscere quello che produce valore all’interno dei propri processi possa essere la chiave della competitività e di una comunicazione che ci aiuta a differenziarci dai competitor.

Dal lato della comunicazione ci sono diversi modi per raccontare i propri processi facendone percepire il valore reale e potenziale ai consumatori. Di seguito alcuni passaggi per mettere in campo una strategia di comunicazione costruita sui punti di forza della propria value chain.

1.Scomponi i tuoi processi e analizzali in profondità: le attività della tua impresa si dividono in attività primarie e secondarie. Le attività primarie sono packaging, etichettatura, controllo qualità, conservazione, spedizione, fatturazione, gestione degli ordini e dei resi e rapporto con il cliente, garanzia, servizio post vendita, aggiornamenti, formazione e supporto cliente,  le attività secondarie -o attività di supporto- sono legate invece a funzioni amministrative e legali, selezione e gestione delle risorse umane, ricerca e sviluppo del prodotto/servizio/ innovazione, procurement o adempimenti.

Le geometrie di una strategia di comunicazione migliorabile

Una delle tentazioni per eccellenza di chi si occupa di strategia di comunicazione è quello di partire dalla richiesta del cliente pensando a come accontentarlo, anche laddove alla richiesta sottendono informazioni che dovrebbero essere provate o che non tengono in considerazione che la comunicazione strategica funziona bene se integra correttamente diversi elementi.

Uno strategist non offre soluzioni preconfezionate ma percorsi per imparare ad orientarsi in maniera quasi autonoma tra le scelte e le opportunità che ad al cliente si possono presentare nei mesi e negli anni successivi. Per questo motivo l’applicazione di una strategia di comunicazione dovrebbe sempre avere un rapporto chiaro e indissolubile con l’attività di change management, che è quella che supporta l’introduzione di novità (culturali, tecnologiche, di processo) all’interno di un’organizzazione, come dire: inutile avere uno strategist guru se non si impara l’autonomia o non si assorbe la visione strategica in modo corretto e univoco.

Alle volte però il rapporto con il cliente non lascia via di scampo, lui oggi vuole un preventivo per la content strategy su LinkedIn e tu sai già che qualunque cosa gli offrirai senza tentare di analizzare le sue necessità nella loro globalità sarà qualcosa che nel percorso di collaborazione porterà problemi ad entrambi.

Perchè la strategia è fondamentale nella comunicazione

Ammettilo. Anche quest’anno ti è toccata.. Sì stiamo parlando proprio della riunione fiume, quella che i colleghi del marketing chiamano di pianificazione dalla quale escono piani che solo loro conoscono. Sono veramente inqualificabili, adesso che c’è il nuovo direttore  hanno iniziato ad esprimersi nel loro linguaggio codice fatto di neologismi, misto di italiano e inglese che deve essere stato coniato solo per escludere i colleghi del commerciale dagli eventi del dopo fiera.

E hai notato che lo usano anche quelli dell’IT e questo fatto è un po’ preoccupante- o forse stai invecchiando? Perché mentre fai un piccolo check su WhatsApp sotto la scrivania ti accorgi che anche tuo figlio da un po’ parla strano, saranno gli ormoni, o forse perchè ti sei dimenticato di comprargli il dizionario.

Eppure in queste riunioni ti vogliono sempre includere e vogliono sapere il tuo parere, ma cosa se ne fanno?