Crowdfunding, filantropia, raccolte fondi, ora. Su cosa puntare e come comunicarlo

L’emergenza sanitaria di queste settimane ci ha spinto tutti a dare qualcosa in più, inducendo singoli, associazioni e imprese non solo a donare, ma anche a diventare collettori di risorse e aiuti attraverso modalità innovative.

La filantropia sotto forma di raccolta fondi e conferimento di beni e risorse, -che esiste da qualche secolo- oggi utilizza strumenti moderni e alternativi, si declina in diverse forme (dalla corporate philantropy alla strategic philanthropy, fino alla venture philanthropy), senza abbandonare mai però i due principi cardine su cui si fonda ovvero:

trasparenza di donatori, destinatari delle donatori, “controllori”/certificatori dell’iniziativa e del buon fine

accessibilità delle informazioni da parte dei donatori e del rendiconto rilasciato dal beneficiario alla comunità intera

E’ una percezione errata quella che vede la filantropia come qualcosa di poco in uso, lontano dalla cultura generale e marginale in Italia, specie oggi, data la costante crescita di attenzione verso l’opportunità di singoli e imprese di produrre impatto (anche a scopo di reputazione, é chiaro).

E lo dimostra il fatto che, con l’emergenza sanitaria in corso, sono nate quasi subito raccolte fondi, gestite in velocità attraverso tutti i mezzi che la moderna tecnologia ci mette a disposizione. Da quando Chiara Ferragni e il Fedez hanno lanciato la campagna di crowdfunding per implementare le terapie intensive dell’ospedale San Raffaele di Milano, sono nate centinaia di raccolte fondi in tutta Italia per aiutare gli ospedali, di ogni provincia della Penisola, in difficoltà nella gestione dei malati di COVID-19. E se fino ad oggi sono stati raccolti oltre 7 milioni di euro su diverse piattaforme tra cui GoFundMe, quella scelta dai Ferragnez, ma anche Starteed, Eppela e For Funding, e molti industriali a diverso titolo hanno fatto cospicue donazioni, è perché l’impegno filantropico rimane un elemento molto radicato nella nostra cultura.

Quando la filantropia utilizza mezzi innovativi come il crowdfunding mission driven, poi, i risultati sono sorprendenti. Prima di tutto perché questa raccolta per cause afferma fortemente il principio per cui, in mezzo ad una massa di donatori di estrazione disomogenea, ognuno dona ciò che può, rendendo ogni iniziativa quasi sempre un grande successo. La fanno da padrona, in questa corsa a chi é più generoso, influencer e grandi aziende, con il compito fondamentale di ispirare e condurre il gioco incoraggiando le persone ad attivarsi per le proprie città.

Ma sono anche altre le iniziative di raccolta fondi che stanno trovando spazio in questo periodo e, se non riguardano direttamente la solidarietà ai tempi della pandemia, affermano comunque la permanenza di altri trend di investimento destinati a durare e che forse sono, in questo frangente difficile, i soli altri trend che hanno possibilità di determinare uno spostamento di risorse ( mantenendo anche un buon rapporto di visibilità in un clima di impazzante rumore mediatico).

Si tratta dei seguenti trend:

  • Quello di investire o raccogliere denaro per potenziare progetti e aziende impact-based e mission-based con finalità di innovazione sociale e ambientale, che abbiano al centro una forte componente di innovazione e ricerca, specie sul rapporto tra salute umana e ambientale e tra salute e innovazione sociale/inclusione.
  • Quello di investire risorse in progetti di sviluppo economico locale e innovazione all’interno dei cluster, che servano a rafforzare le economie di filiera e di distretto, proteggere le produzioni locali, garantendo loro maggiori opportunità sul mercato nazionale e sui mercati stranieri. E proprio in questa situazione di emergenza, che rischia di mettere in ginocchio l’economia nazionale e locale, sta portando alla luce la necessità di proteggere il nostro Made in Italy dalle frodi, dai cali di vendite dovuti alle preoccupazioni dei clienti stranieri, dai tentativi di boicottaggio e dumping, tenendone alta la reputazione anche puntando sulla costituzione di patrimonio informativo di prodotto.
  • Quello di investire e attrarre risorse con metodi alternativi per potenziare i servizi per il marketing territoriale e per il turismo
  • Quello di investire in progetti che mettono in rapporto il mondo agritech e food con i principi di sana nutrizione, accessibilità alle risorse, sicurezza delle produzioni e salvaguardia della biodiversità, in Italia ma anche in diverse parti del mondo, anche allo scopo di guidare lo sviluppo nei Paesi la cui economia dipende in grande parte dalla componente rurale.
  • Il trend che riguarda l’investimento in quello che permette di accedere a risorse energetiche pulite a prezzi sempre più accessibili a famiglie e aziende e che ci aiuta a diminuire sprechi e rifiuti in ottica circolare.
  • Il trend nascente di investire in quello che ha radici nella garanzia del godimento di diritti fondamentali personali, collettivi ed economici e diritti di equo accesso a istruzione, alimentazione, lavoro, insieme a tutto quanto garantisce una vita dignitosa.
  • infine, diventerà un trend (forse destinato ad erodersi nel breve, però) quello di investire in quello che stava già entrando nei nostri consumi e stili di vita e che l’emergenza sanitaria ha accentuato come tendenza in crescita o necessaria per la nostra vita: formazione a distanza, tecnologie e servizi per lo smart working, delivery, servizi di prossimità in chiave innovativa, caregiving on demand, tutto quello che insomma, se prima ci sembrava allontanarci, in realtà in queste settimane ci ha permesso di garantire la nostra vicinanza e presenza nelle relazioni famigliari e lavorative e di soddisfare i nostri bisogni.

Questi sono quindi gli ambiti in cui ancora oggi, in piena emergenza sanitaria, puoi pensare di attivare una campagna di crowfunding o di raccolta fondi che abbia il potenziale di interessare gli investitori e i filantropi, che nel frattempo l’emergenza ha riportato ancora più in contatto con i loro lato umano.

Detto questo, se hai un’idea di valore, e che può ottenere ancora più attenzione in questo periodo, quindi, come puoi radunare i tuoi stakehoder o investitori e raccogliere i capitali necessari per portare avanti il tuo progetto? 

La regola numero uno delle iniziative di raccolta fondi, come anticipavo, è la trasparenza: è importante comunicare correttamente la campagna, inserendo tutti i dettagli dell’azienda (identità, mission e vision) e la storia dietro al progetto (com’è nata l’idea, perchè è nata), il valore e l’impatto che potrà creare sulla società e il fabbisogno finanziario esteso, spiegando dettagliatamente i costi che verranno sostenuti.

È sicuramente utile diffondere la notizia sulla stampa nazionale e locale, così da creare interesse e un clima di passaparola positivo, chissà che qualche ambassador sia disposto a farsi avanti per la causa (e se non si fa avanti,c ercatelo!). In momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo in queste settimane, però, attenzione a specificare se e in che misura il progetto ha scopo di lucro. 

La visibilità che otterrete sulla stampa vi ripagherà dello sforzo sostenuto e vi permetterà anche di creare attenzione sulla campagna di crowdfunding, momento in cui l’interesse degli investor diventerà finalmente concreto. Non avrete difficoltà a trovare persone interessate ad investire in progetti impact-based come quelli citati sopra. 

Durante la campagna ricordatevi, infine, di comunicare i progressi e gli step che il progetto sta affrontando e di far raccontare dai vostri stakeholder perché credono in voi (investitori, fornitori, dipendenti, clienti, associazioni ecc..), oltre a raccontare i valori dell’azienda e il valore aggiunto del progetto per la comunità o la società più in generale. I vostri stakeholder sono anche i vostri ambassador, persone che credono in voi e nel vostro progetto; dunque coinvolgeteli nel racconto, rendendolo ricco e di valore.

Se vuoi approfondire insieme a me l’argomento guarda le mie disponibilità.

Le parole che non potrai più ignorare nel 2020

Oggi ti spiego il significato di alcune parole che forse non hai ancora sentito, oppure che conosci, ma magari non sai quale importante significato racchiudono e perché presto entreranno nell’universo dei tuo lessico lavorativo, cambiando il tuo modo di pensare.

Ecco qui, quindi, le tue nuove parole passepartout e il loro significato:

  • Impact investing: intende quella concezione per cui capitali di proprietà di privati e fondi possono essere investiti in attività che abbiano un impatto di tipo pubblico (sociale, ambientale,..) misurabile, oltre che un rendimento economico. I soggetti dell’impact investing sono imprese, organizzazioni, fondi, fondazioni di impresa, ecc e oggi sempre più chi investe lo fa con l’intenzione di contribuire allo sviluppo economico di un’iniziativa che aumenti il capitale d’impresa nelle sue diverse dimensioni (finanziaria, naturale, intellettuale, sociale, umano, produttivo).

Provato per voi: fare un podcast home-made in 5 mosse

Abbiamo parlato nello scorso articolo del podcast, di come é nato e del come sta modificando le abitudini di consumo di contenuti di utenti professionali e non.

Ma io lo so, ti stai già chiedendo se é qualcosa che puoi fare anche a casa per conto tuo o se richiede investimenti particolari o una dotazione alla portata di tutti. 

Ebbene ti dico che, per raggiungere un risultato apprezzabile non é necessario che tu sia un professionista, bensí basta conoscere alcuni elementi fondamentali, dotarsi di un microfono di media qualità e di un filtro antipop e smanettare un po’ con programmi che puoi trovare online per iniziare la tua avventura. Io ci ho provato a casa e, tranne quando i miei vicini guardano la tv o ascoltano la radio rumorosamente, posso assicurarti che sono riuscita a produrre materiale di qualità professionale pur non lavorando con l’ansia da prestazione o in cerca di un risultato perfetto: quel che importa è che tu abbia contenuti catchy e una vera storia da raccontare o un bel format per ingaggiare i tuoi ascoltatori.

Ti è venuta voglia di provare? Allora ti spiego come!

Fenomenologia del podcast

In origine era la radio: informazione, attualitá, musica, parole sparse e adv in un flusso continuo capace di tenere compagnia a quasi ogni tipo di ascoltatore in cerca di intrattenimento. Produzioni costose, pubbliche e poi sempre più indipendenti, frequenze comunque limitate, speaker e personaggi noti al centro, bon ton tematico e un graduale ritorno  nei ranghi che nei decenni ha soppiantato l’entusiasmo delle radio libere locali che trasudavano voglia di emancipazione nel ’76 e che hanno portato le vibrazioni internazionali nelle case di provincia italiane.

I momenti principali di un crowdfunding e come comunicare ogni step

Nell’articolo precedente ti ho raccontato come affrontare strategicamente la comunicazione di una campagna di crowdfunding; oggi invece voglio spiegarti quali sono i principali momenti che compongono la campagna, quali sono gli strumenti di comunicazione che funzionano meglio e quali le regole d’oro da tenere sempre in mente per coltivare la visibilità offerta dalla campagna (Se vuoi qualcosa di più ad hoc per il tuo caso  guarda le mie disponibilità.)

Il primo step della campagna è quello che definirei di “soft commitment“: è il momento nel quale si raccolgono le prime manifestazioni d’interesse e di impegno economico e generalmente avviene all’interno di un gruppo stretto di conoscenze, il cosiddetto family and friends. L’azienda cerca di capire il mood del mercato e chi sono le figure a cui può interessare il progetto, i potenziali investors. Questa fase, che dura circa 15-20 giorni, è di fondamentale importanza e non va sottovalutata in quanto se fatta bene, aiuta ad iniziare la campagna con il piede giusto.

Imposta la comunicazione della tua campagna di crowdfunding

Il crowdfunding equity-based permette a startup e PMI  di raccogliere capitale di rischio per finanziare l’espansione del proprio progetto. Questo avviene attraverso l’emissione di strumenti finanziari partecipativi al capitale sociale dell’impresa, la raccolta di capitali di rischio,  e può iniziare con un’offerta agli investitori che viene veicolata su piattaforme specializzate che proliferano nella rete con la promessa di realizzare l’incontro tra investitore e imprenditore, grazie all’attività di un team con competenze specifiche nel campo della finanza, della comunicazione strategica, del digital marketing e dell’information technology.

Ci sono tante piattaforme e tante idee che possono dare il boost ad una campagna di crowdfunding, ogni campagna ha una storia a sé che dipende da fenomeni non ripetibili. Una cosa che accomuna tutte le campagne è la centralità di una buona strategia di comunicazione agli investitori potenziali e ad un pubblico più ampio di stakeholder in ascolto.

User experience e customer journey al centro del riposizionamento strategico

La qualità dell’esperienza che l’utente ha nel suo rapporto (più o meno cercato) con un brand è al centro del successo di quel brand e del prodotto o servizio che offre. Nell’era delle online reviews, delle peer to peer recommendations e del social selling nessuna azienda può esimersi dal ripensare il design del proprio modello di business sulla base delle nuove necessità di comunicazione che possono contribuire a rafforzare la strategia commerciale.

Due sono i concetti da conoscere per poter affrontare questo tema: quello di customer journey e quello di user experience.

Facciamo, dunque, prima chiarezza sui due concetti.

Il custumer journey è un modello che si usa per sintetizzare l’esperienza del consumatore in rapporto ad un’integrazione di canali, touchpoint e occasioni di contatto diretto o indiretto tra consumatore e impresa che serve a studiare e riassumere la reazione interiore soggettiva (piú o meno espressa in seguito) del consumatore. Modello ampiamente noto a chi si occupa di service design, marketing relazionale e customer satisfaction, è un modello la cui conoscenza è indispensabile a chi si occupa di comunicazione integrata finalizzata a produrre tangibili risultati a livello di sviluppo del business.

Destination marketing tra comunicazione e competitività

Che i luoghi -città o interi Paesi- stiano sempre di più comunicandosi come dei brand, é noto. Con l’arrivo delle vacanze, poi, contenuti legati a strategie di marketing territoriale  o destination marketing diventano una costante nei feed dei nostri profili social: tour operatoronline travel agenciesinfluencers sfruttano in particolare la forza delle immagini e dei video per prospettarci esperienze desiderabili in luoghi a cui mai avremmo pensato.

La comunicazione nel mondo del turismo è profondamente cambiata negli ultimi anni: investire in tempo libero di qualità, riscoprire il territorio, fare esperienze uniche accostate a scelte di consumo etico sono diventati parte di uno stile di vita desiderabile e di nicchia. Il gusto della scoperta di destinazioni estranee ad un flusso di turismo di massa è il nuovo passatempo delle classi medio alte (che amano condividere sui social queste esperienze) e il recupero di luoghi storici e tradizioni popolari è l’oggetto di progetti che portano attori pubblici e privati a collaborare sul e con il territorio per rendere i luoghi destinazioni, con lo scopo di generare (o restituire) attrattività ad aree specifiche.

Comunicare la professionalità tra aria fritta e lavori innovativi

Diciamolo: il wording è essenziale quando si cerca di sottolineare valori personali e configurazioni di qualità che dovrebbero rendere noi o il nostro contributo ad un lavoro unici.

Valorizzare le proprie competenze passa spesso attraverso il definire la propria professionalità con termini stranieri e neologismi che dovrebbero aiutarci a far comprendere meglio le nostre caratteristiche e capacità speciali, cosa molto utile oggi, date le tantissime nuove professioni che richiedono una configurazione di skills anche insolita rispetto a quelle possedute per affrontare i lavori nel passato.

Perché nascono nuove qualifiche? O perché una professione tradizionale richiede nuove competenze, o perché nuovi bisogni e l’innovazione fanno nascere nuove professioni… o per ostentare un po’, dandosi un posizionamento diverso ad uno precedente magari fallimentare.

Comunicare il fallimento è strategico?

E’ ufficiale: comunicare insuccessi e fallimenti sta diventando un trend. Da un po’ di mesi soprattutto su LinkedIn, il social che ospita molti contenuti sulla cosiddetta “company life” appaiono storie e racconti dove l’insuccesso è considerato come elemento e driver di crescita e di acquisizione di una maggiore consapevolezza, in particolare in merito alla presunta maggiore capacità di chi ha provato il fallimento nel portare avanti un’altra avventura più consapevolmente.

Non mi soffermerò sulla consistenza di questa affermazione – la mia personale opinione è che ogni progetto sia unico e che le variabili che determinano il successo non siano sempre legate a fattori replicabili, cosí come, i fattori che inducono ad un insuccesso, se non individuati e ben interpretati, possano non insegnarti un bel niente.

Piuttosto mi sono chiesta, ogni volta che mi sono imbattuta in un contenuto simile, se raccontare un insuccesso possa costituire dal punto di vista della comunicazione un’ opportunità.